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Visualizza versione completa : Preparazione al 31 ottobre



Saint Venant
28-10-2007, 22.03.48
L’evento clou della settimana arriva alle ns. 19,15 di mercoledì 31 ottobre: la decisione della FED sui tassi(target per l’overnight + tasso di sconto) e relativo comunicato di accompagnamento.
Che farà la Fed?
- si può escludere al 100% che alzi i tassi; per me sarebbe la cosa giusta da fare: da questa situazione cancrenosa se ne può uscire solo con un amputazione radicale dei bubboni, passando per una dolorosa quanto salutare recessione, etc. Nulla di più lontano ovviamente dalla testa di coloro che questa situazione l’hanno creata.
- Si può altresì escludere al 99% che tenga i tassi fermi: il mercato si aspetta almeno un taglio di 25 cts. e difficilmente la FED gli andrebbe contro, qualsiasi cosa scriva nel comunicato. Dal punto di vista operativo sarebbe l’ideale, perché la borsa farebbe un tonfo notevole (anche il dollaro schizzerebbe) nell’immediato, e guadagnarci velocemente sopra sarebbe facile. Magari.
- Si può invece considerare al 49% la possibilità di un taglio di 25 cts. data in chiusura di settimana all’86% di probabilità dai fed fund futures. Questa possibilità presenta due varianti : taglio analogo per lo sconto, taglio di mezzo punto per lo sconto; e dipenderebbe molto dal comunicato di accompagnamento: una cosa è infatti se lì si dicesse – mantenendolo pressocchè inalterato rispetto al precedente – che il potenziale restrittivo sulla crescita resta elevato, mentre l’inflazione la si giudica meno rischiosa (in questo caso telegrafando un ulteriore ribasso analogo a metà dicembre); altro è se invece si mostrasse ottimista sulla crescita futura, dicendo insomma che il peggio è passato, e accentuasse il tono sul rischio di inflazione(in questo caso il mercato penserebbe che il calo dei tassi sia già finito). Le reazioni, quindi, su dollaro, bond e borsa sarebbero opposte pur a parità di manovra.
- Personalmente dò infine il 50% di probabilità (contro le 14 del mercato) ad una replica esatta del 18 settembre: mezzo punto in meno in entrambi i tassi e comunicato sostanzialmente identico. La reazione prevedibile in tale eventualità, inizialmente sarebbe la stessa dell’altra volta: decennale e dollaro giù, borsa su. E poi però le cose potrebbero complicarsi. Ma per ora è inutile parlarne.

Prima di potersi concentrare sulle reazioni del mercato,infatti, è necessario ragionare a fondo sulla scelta della Fed.
Dall’elencazione di possibilità sopramenzionato, direi che i casi base sono sostanzialmente due:
a) o la Fed essendo cosciente “del peggio che arriva” , e dunque sapendo che nel 2008 ci sarà recessione, si affretta ad abbassare i tassi (che agiscono sull’economia reale con un ritardo temporale di circa un anno) , mostrandosi così “davanti la curva” come si dice in gergo, e pazienza se qualcuno potrà preoccuparsi o dell’inflazione(vedi bond) o del fatto che la situazione sia più grave di quanto si pensasse, e pazienza anche se il dollaro accelererà la caduta (anzi ben venga);

b) oppure la Fed, non essendo cosciente “del peggio che arriva” così come non lo era fino ai primi di agosto, si limita a fare il minimo, accontentando i mercati, senza farli preoccupare, mandando il messaggio che –come sempre- tutto è sotto controllo. Questa ipotesi potrebbe essere rinforzata se la Fed è cosciente che l’inflazione sta aumentando in realtà, e dunque non vuole e non può abbassare i tassi più di tanto, per paura di dover essere costretta in breve tempo a una marcia indietro.

Perché io propendo per la prima ipotesi?
Innanzitutto perché ritengo molto difficile che non si siano resi conto del “peggio che arriva”; inoltre perché alla recita teatrale dei guardiani dell’inflazione non credo, e fin quando i dati glielo permetteranno per me la Fed preferirà sempre abbassare i tassi il più possibile. Poi vi è un fatto tecnico ben preciso: il tasso che più conta per cercare di rendere meno pesante l’impatto sui consumatori che arriverà dal resettaggio delle rate sui mutui è il libor; che è anche il tasso più importante per la liquidità interbancaria a sua volta essenziale per attutire un credit crunch; tasso che solo negli ultimi giorni è a fatica sceso al 5%. Per cui penso che farà di tutto per farlo scendere ancora, il più possibile: per ottenere tale risultato deve abbassare consistentemente sia l’overnight che il tasso di sconto. Non va dimenticato che la Fed ha dovuto iniettare liquidità ogni giorno da quando è scoppiata la crisi, fino a venerdì incluso.

Se la mia previsione è giusta, mi aspetto anche che facciano uscire il PIL (prima stima) del terzo trimestre, sotto le attese del mercato (quindi un 2 virgola invece che un 3 virgola), e che il deflatore del PIL (cioè l’indice dei prezzi) “core” risulti fermo se non in calo. Con questi dati resi noti poche ore prima, la Fed potrà più facilmente giustificare il taglio di mezzo punto. Penso anche che venerdì poi faranno uscire un dato occupazionale negativo, per confermare ulteriormente la bontà della mossa fatta.
Personalmente, se – al contrario – vedessi uscire un PIl più forte e un deflatore in aumento, allora riterrei ben più probabile un taglio di soli 25 cts. perché anche se si riferisce al terzo trimestre, vedo ben più ostico(ma non impossibile) per la Fed giustificare una scelta da mezzo punto.

Per ragionare sul cosa fare operativamente è troppo presto; sarà necessario vedere se e cosa anticipano i movimenti di mercato fino a mercoledì, e soprattutto il dato sul PIL.
Nel senso che una cosa è se si arriva alle 19,15 con una borsa già tornata sui massimi, e con dollaro a nuovi minimi record, ed altro è se invece si configura una situazione di attesa in range stretto(quello che mi auguro, perché il potenziale di movimento post fed aumenta), o addirittura di borsa in calo e dollaro in recupero. E questo vale sia in caso di taglio da 25 che in caso di taglio da mezzo punto.

Michele Spallino

Ottima riflessione secondo me.....