PDA

Visualizza versione completa : borse semestre nero,vendite forzate su tutte le piazze!!



fpess78
29-06-2008, 10.18.42
Borse, semestre nero. Vendite forzate su tutte le Piazze
Un bel segnale, s'era commentato la scorsa settimana osservando il record di vendite allo scoperto a Wall Street. Un segnale da leggere al contrario: perché quando tanti investitori si muovono al ribasso, significa che siamo vicino ai minimi. Prima o poi si devono "ricoprire" e allora la Borsa sale. Invece, s'è continuato a vendere: allo scoperto (ossia senza possedere i titoli) e soprattutto direttamente, liquidando le posizioni come se ci fosse l'urgenza di farlo. S'è venduto a New York e ancor più pesantemente sulle piazze europee, scese ben sotto i minimi di marzo: e fa un crollo del 28% dal picco del 2007, assai più del 18% perso dall'S&P500. Per le Borse mondiali, più in generale, si tratta del semestre peggiore dal 2002.
Strano caso questo, se si pensa che la crisi dei mercati azionari era stata innescata dalla tempesta abbattutasi sui mutui subprime americani, sulla disinvoltura delle grandi banche d'affari (soprattutto americane) e sulla presunta recessione americana. Oltre alla evidente constatazione che buona parte di quella cartaccia creata negli Usa è finita nei portafogli delle istituzioni europee, c'è anche il sospetto che molte delle vendite viste sulle Borse del Vecchio continente siano arrivate anch'esse da Oltreoceano: ma con la furia di chi deve fare liquidità e la sensazione di qualcosa di forzato, come a gennaio, quando SocGen dovette vendere titoli per un controvalore di 50 miliardi.
Un gestore di hedge fund ha confidato, con il suo linguaggio, che questo è un ribasso che risponde a «strategie top down». Tradotto significa che banche ed hedge fund ("macro") hanno venduto attraverso i future sugli indici. Così si spiegherebbero i cali generalizzati. E poi ha aggiunto che altra pressione è arrivata da chi è stato costretto a fare liquidità: perché pressato dai riscatti, oppure semplicemente perché voleva o doveva ridurre la leva finanziaria, insomma i debiti. E infine ha ricordato che, con la chiusura del semestre, banche e fondi si sono liberati di un bel po' di quella cartaccia che farebbe brutta impressione ritrovare ancora nei bilanci o nei portafogli. Sì, ma hanno venduto titoli cartolarizzati e i loro derivati (Cdo), non azioni, verrebbe da obiettare. «Certo», risponde il gestore: ma alla fine si sono cedute attività rischiose e il compratore, per fare posto ad esse, ha venduto probabilmente azioni che rimangono le sole cose liquide del sistema.
Se queste spiegazioni fossero convincenti, verrebbe solo voglia di comprare in Borsa. Ma come la mettiamo con la crisi del credito e le ulteriori difficoltà delle banche, come hanno segnalato in settimana i casi di Citigroup e di Fortis? Si aggiungano allora anche quelli di Merrill Lynch che è piena di Cdo e che probabilmente dovrà svalutare ancora e ci si mettano pure quelli di metà delle banche Usa e di parecchie europee. Dov'è la novità? Pensavano gli analisti che bastassero perdite di 3-400 miliardi di $, quando gli stessi avevano stimato in mille miliardi i danni provocati dalla spazzatura prodotta dal sistema? Vorrà dire che ci saranno altri aumenti di capitale: del resto non quotano i titoli delle banche meno della metà di quanto valevano lo scorso anno?
Ma come la mettiamo con la recessione, si chiedono altri? Quale recessione? Se c'è stata una novità in settimana è proprio nel comunicato con cui la Fed ha lasciato inalterato il tasso d'interesse. Recita il testo: «le recenti informazioni indicano che nel complesso l'attività economica continua a espandersi»; e ancora: «sebbene rimangano rischi al ribasso per la crescita, questi appaiono essere un poco diminuiti»; e anche sui rischi d'inflazione che sono «aumentati», il tono del comunicato appare meno preoccupato di quanto avesse lasciato intendere Ben Bernanke qualche settimana fa. I tassi, dunque, resteranno fermi al 2% per un po' di tempo. Sarebbe stato un bel segnale d'acquisto, se i mercati non fossero stati dominati solo dal pensiero di fare liquidità.
In settimana l'S&P ha perso il 2,72%, il Nasdaq il 3,57% e lo Stoxx il 2,6% (-2,2% Milano, -2,5% Parigi, -2,4% Francoforte e -1,6% Londra).