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Visualizza versione completa : Cus'è l'è stò made in Italy



uomoscarpia
27-12-2010, 22.58.52
In un recente articolo apparso sul Wall Street Journal viene ricostruita la “catena del valore” di un prodotto molto popolare come l’iPhone, il famoso telefono della Apple. I risultati mettono in luce aspetti solitamente dimenticati, e in particolare che sotto le esportazioni cinesi si nascondono processi produttivi molto più articolati dal punto di vista industriale e geografico.
Se, infatti, in Cina l’iPhone viene assemblato e poi esportato nei mercati di destinazione, è necessario considerare che la maggior parte delle componenti tecnologiche (come circuiti, processori, memorie, ecc.) proviene da altri paesi, fra cui gli Stati Uniti, ma anche da Giappone, Germania e Corea del Sud. Ognuno di questi paesi ha delle imprese che partecipano al processo produttivo dell’iPhone apportando quote di valore aggiunto che, alla fine, si rivelano di gran lunga maggiori di quelle create in Cina. A quest’ultimo paese è infatti attribuibile appena il 3,6% del prezzo all’ingrosso di ogni iPhone, mentre alle aziende giapponesi spetta il 34%, a quelle tedesche il 17%, a quelle coreane il 13%. Agli Usa arriveranno invece sia la quota attribuita alle “funzioni proprietarie” – marchio, design, brevetto tecnologico della Apple – sia quelle spettanti ad altre aziende che producono componenti necessarie per la costruzione dell’iPhone. Quando poi acquistiamo questo prodotto in un negozio, una quota sul prezzo finale sarà assegnata anche al servizio commerciale. In definitiva, dire che l’iPhone è assemblato in Cina, non significa che in questo paese si sviluppi l’intero processo produttivo, che in realtà contiene funzioni industriali e di servizio svolte altrove. Perciò, anche il valore aggiunto andrà distribuito fra i diversi fattori produttivi – capitale, lavoro, ricerca e sviluppo tecnologico – che partecipano alla catena globale di creazione e produzione del bene.
Le implicazioni di questo tipo di analisi sono rilevanti sia dal punto di vista dell’analisi che della politica economica. Secondo il direttore del WTO, Pascal Lamy, per molti prodotti manifatturieri lo stesso concetto di “paese di origine” si sta rivelando oramai obsoleto. Più che all’origine, sarebbe meglio guardare al contributo effettivo di valore aggiunto che ogni economia è in grado di apportare alle catene globali del valore. Potremmo così accorgerci che molte delle importazioni italiane dalla Cina – come elettrodomestici, abbigliamento tecnico, attrezzature sportive – contengono, in realtà, molto lavoro italiano, magari sottoforma di idee, design, tecnologia sviluppati nelle imprese più aperte e dinamiche della nostra economia. Perché invece di difendere solo il Made in Italy tradizionale non puntiamo di più anche su questo nuovo Made in Italy globale?

cybersky
29-12-2010, 06.24.13
AHAHAHA COME NO!!!!....ce appiccichi n'etichetta MADE IN ITALY su un vestito acquistato da cinesi al CIS di Nola a 25 euro e lo rivendi in via del corso a Roma a 250 euro.
Ecco il made in Italy ...l'ingegno italiano:D :D

Buongiorno Italia

mtwapa
29-12-2010, 08.02.14
beh.....Lux e F in particolare questo stanno facendo e altre.
non e' che non si fa,manca la materia prima e cioe' le imprese in grado di farlo.