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Visualizza versione completa : Oggi 120, domani 380... praticamente una tassa patrimoniale



gbellelli
04-07-2011, 13.28.47
Il testo che il governo ha passato al presidente della Repubblica conterrebbe un aumento dei costi del deposito titoli in base al valore del patrimonio.
In pratica si tratta di una "patrimoniale"....

Per piccoli capitali, l'incidenza è notevole!




STANGATA SUI DEPOSITI TITOLI
Il bollo che si applica alle comunicazioni relative al deposito di titoli può salire infatti fino a 380 euro se ha un ammontare complessivo a cinquantamila euro ed è gestito da una banca. L'importo varierà infatti in base al valore del «conto»: dai 120 euro annuali per le comunicazioni di intermediari finanziari ai 150 per i conti inferiori ai 50 mila euro relativi a comunicazioni di depositi titoli presso banche, fino ai 380 euro annuali se si supera questa soglia. È quanto si legge nel testo della manovra inviato al Quirinale.

nbsoft
04-07-2011, 13.43.27
Il testo che il governo ha passato al presidente della Repubblica conterrebbe un aumento dei costi del deposito titoli in base al valore del patrimonio.
In pratica si tratta di una "patrimoniale"....

Per piccoli capitali, l'incidenza è notevole!

(...)

l'incidenza è comunque vergognosa, visto che grava sui risparmiatori che hanno salvato l'Italia dal crac.

Con questo tradimento dell'elettorato si sono giocati ogni residua chance di rielezione, IMHO.

Peccato che, dall'altra parte, non ci sia molto di meglio.

lellobit
04-07-2011, 18.38.41
ma una famiglia che ha un risparmio.....diciamo 10.000 euro in un btp
una volta pagato le commissioni alla banca per l'acquisto,
per la vendita,
il 12,5% sulle cedole,
i 20 euro semestrali sempre alla banca come spese di amministrazione del conto titoli...........
e adesso vorrebbero anche 150 euro come imposta di bollo...........

penso che appena capiranno quanto ci rimettono, invece di guadagnarci chiuderanno baracca e burattini

sbaglio???:eek:

MaxGS
04-07-2011, 19.31.43
Se continuano così, i pochi soldi che ci resteranno li metteremo altrove.
Di questo passo, comunque, faremo la fine del topo: non c'è più un governo nel nostro paese e quello che provano a cambiare lo tramutano solo in enormi cazzate.
Che tristezza.......:mad:

boma
04-07-2011, 19.43.51
C'è sempre un PERCHE' ...
La stangata di Tremonti garantisce la recessione per l'autunno , basta saper fare le addizioni .
Venerdì gli indicatori congiunturali italian i, PMI e ISM manifatturiero hanno indicato "recessione", nessun altro paese OCSE importante ha ancora un PMI sotto quota 50 che è quella che indica contrazione dell'economia, gli ecoomisti si aspettavano 51 ed è uscito 49,8 .
Questo indica che per la prima volta dal 2008 siamo in RECESSIONE e siamo subito dopo la Grecia , la Spagna e l'Irlanda il paese industriale la cui economia si contrae. .
LA STANGATA di Tremonti colpisce un economia che si è già fermata come indicano gli ultimi dati e rende sicura al 100% la recessione. (I dati delle vendite al dettaglio dei saldi usciti sabato dicono un bel -5% e mostrano che i consumi cedono) .
La stangata sarà di 45 o 55 miliardi di euro, di preciso non lo sai perchè dipende largamente da regioni e comuni quanto spremeranno e le notizie che arrivano è che andranno giù pesante (vedi Vendola che aumenta subito l'acqua dopo aver vinto il referendum e Pisapia a Milano il cui assessore Beretta parla di 400 euro in più a famiglia...).
Aver colpito l'investimento azionario nostrano è la ciliegina ( " ... tu uccidi un uomo morto ... " ) , ma Tremonti lo ha fatto per spingere a tutti i costi la gente a detenere Bot , CCT e BTP , ha penalizzato tutto a favore dei titoli di stato perchè se la stanno facendo sotto .
Sempre venerdì Bloomberg riportava che i Credit Default Swap delle banche italiane sono ora a prezzi che implicano sei livelli di rating sotto quelli attuali, cioè gli speculatori che usano i CDS si aspettano downgrade pesantissimi delle banche italiane .

nbsoft
04-07-2011, 20.42.19
Per chi, come il sottoscritto - faccio ammenda - ha votato e persino apprezzato Tremonti.

Non voto più i traditori del risparmio
direttoreweb@ilgiornale.it
lettere@libero-news.eu

Non votate il tradimento del risparmio
http://www.leganord.org/dilloallalega/default.asp

luis78
05-07-2011, 07.15.12
Per chi, come il sottoscritto - faccio ammenda - ha votato e persino apprezzato Tremonti.

Non voto più i traditori del risparmio
direttoreweb@ilgiornale.it
lettere@libero-news.eu

Non votate il tradimento del risparmio
http://www.leganord.org/dilloallalega/default.asp
Aumentare l'imposta di bollo quasi del 400%, trasformandola surrettiziamente in una imposta patrimoniale, nemmeno l'ultrasinistra si sarebbe sognato una cosa del genere, oramai hanno perso il contatto con la realtà e sono pericolosi.... :mad: :(

dani78_it
05-07-2011, 07.42.47
stanno tassando tutto, tutto quello che è di nostra proprietà viene tassato e ritassato piu' volte in un anno, neanche piu' i soldi che uno risparmia si salvano dalla scure del fisco....e gli evasori continuano ad evadere......quei soldi che uno è riuscito a risparmiare e ci compra dei titoli già sono stati tassati a suo tempo perchè credo provengano magari dal lavoro che uno fa e che è già martorizzato da un IRPEF che non ti fa fiatare......e ora rivengono tassati di nuovo, bolli, interessi, commissioni di gestione......etc etc.......credo che per ogni 10 euro che uno guadagna ormai in tasca se ne metta soltanto 2-3 euro.................abbiamo stipendi base troppo bassi rispetto all Europa ma abbiamo un imposizione fiscale che è la piu alta......qui qualcuno che ci governa o beve oppure il popolo italiano è addormentato e sotto anestesia da un bel po......a noi la scelta.......penso che una parte dei miei risparmi la togliero' dalle banche e la mettero' sotto il materasso.........spero che questo governo termini il prima possibile per tutti i danni che sta facendo.............

Antico proverbio cinese: "parla soltanto se hai qualcosa di interessante da dire......"

pdilorenzo
05-07-2011, 10.22.48
Sull'argomento mi stanno arrivando decine di mail. Di seguito ne pubblico una:


Buongiorno, sono un piccolo appartenente al "parco buoi", oggi più che mai questo giogo rappresentato e sotto forma di "incapacità", "faziosità" "voracità" di governo sta appesantendo tutti i piccoli trader o risparmiatori come li si voglia definire.



Assistiamo impotenti al rientro con tanto di tappeti rossi, di ingenti capitali depositati all'estero che vengono graziati dopo anni di mancati versamenti del dovuto qualora fossero stati depositati in Italia. Alla luce delle ultime vessazioni come credete si comporteranno questi ricconi per di più sconosciuti al fisco?????????? E che dire della porcheria a carico di pensionati già ridotti alla fame con pensioni miserrime?



Veramente.....i privilegi di questa casta immeritevole e contestualmente intoccabile rende ancor più ingiustificabile il comportamento iniquo in corso, mi auguro che Lei riesca a far giungere a chi di dovere queste proteste.



Un piccolo trader di professione pensionato

sugacanal
05-07-2011, 10.26.45
Per chi, come il sottoscritto - faccio ammenda - ha votato e persino apprezzato Tremonti.

Non voto più i traditori del risparmio
direttoreweb@ilgiornale.it
lettere@libero-news.eu

Non votate il tradimento del risparmio
http://www.leganord.org/dilloallalega/default.asp

Sono tra quelli delusi da Tremonti. Dopo aver plaudito alla sua capacità di tenere il sotto controllo i conti durante i mesi scorsi, adesso esce una manovra così piena di tasse degna di Vedola e company a sinistra estrema.
Qui chi doveva pagare erano coloro che hanno creato la crisi, ossia il sistema bancario. Tassare fortemente le attività di trading delle banche, e soprattutto il trading speculativo che gli hedge found esteri fanno sul nostro paese. Invece di parificare la tassazione al 20%, perchè non parificarla al 12.50%? Sarebbe stato un modo per attirare capitali in Italia rimanendo con una tassazione piu' bassa degli altri paesi UE.
Che già pagare le tasse sul capitale già tuo, sui tuoi risparmi già tassati perchè per molti il risparmio è parte del reddito da lavoro dipendente o auonomo, quindi già abbondantemente tassato, quindi alla fine pagano sempre quelli che non hanno nessuna colpa di questa crisi.
Deluso da Tremonti, deluso dal governo incapace con una ampia maggioranza di impostare politiche serie per la ripresa del paese.

Pensier0
05-07-2011, 11.31.03
Questo 3ad è da incorniciare
E' dal 1993 che viene urlato che le tasse saranno abbassate, il prossimo anno, of course.
Intanto le tasse sono solo aumentate e con loro il debito, i privilegi, l'unica cosa che è diminuita è il potere di acquisto
Sentir parlare ancora di destra/sinistra dimostra quanto ce li meritiamo questi politici.
Il dirimente è delinquenti(o peggio pregiudicati)/semi-onesti

Chissà a chi si riferiva, veramente, il boss nel suo "COGLIONI!"

dani78_it
05-07-2011, 12.48.03
credo che in questo Paese ci sia del marcio dalle fondamenta.........non è possibile che chiunque ci governa navighi nel privilegio e nel lusso, sistemi amici e fidanzate, legiferi quello che vuole, aumenti le tasse e mandi il paese lentamente verso la bancarotta.....ridendo e giggioneggiando in lungo e in largo...........ma soprattutto usi la macchina pubblica per arricchire se e i suoi amici............questo Paese è stato spremuto fino all osso..........tra un po' neanche piu i famigerati "1000" euro al mese basteranno per coprire i buchi e i debiti....e ci sarà la bancarotta, tipo la Grecia nè piu nè meno, ma a differenza di li qui in Italia i ricchi continuano a fare i loro comodi e a veder aumentare le proprie ricchezze vertiginosamente...........ma soprattutto chi evade le tasse o denuncia una frivolezza di reddito.....tanto quando vengono beccati pagano una multa e tutti felici e contenti senza neanche un giorno di galera........oppure gli tolgono uno due milioncini, tanto per quanti ne hanno................si arriverà un punto in cui saremo noi Italiani ad andare in piazza a protestare contro l austerity che il nostro governo di turno ci propinerà, quando dovremmo chiedere l aiuto dell Europa e il sistema Italia finalmente verrà a galla con tutto il mare di M**** che si porta dietro............e li altro che sacrifici ci sarà da sputare il sangue.....ma succeredanno anche un bel po di casini.................


Antico proverbio cinese: "parla soltanto se hai qualcosa di interessante da dire......"

AG1000
05-07-2011, 17.08.31
E' possible farsi cancellare dalle liste elettorali?
http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=32573

boma
05-07-2011, 17.21.55
E nessuno parla della modifica degli scaglioni Irpef , che dicono diventeranno tre dai cinque attuali : 20% - 30% - 40% .
La maggior parte di chi prende una busta paga oggi rientra nello scaglione tassato il 23% .
Indovinate cosa arriveremo a pagare con il nuovo scaglione ?
Che sane risate ci faremo ... hohoho ... manco riesco più a ridere .

lux69
05-07-2011, 20.48.30
Sono tra quelli delusi da Tremonti. Dopo aver plaudito alla sua capacità di tenere il sotto controllo i conti durante i mesi scorsi, adesso esce una manovra così piena di tasse degna di Vedola e company a sinistra estrema.
Qui chi doveva pagare erano coloro che hanno creato la crisi, ossia il sistema bancario. Tassare fortemente le attività di trading delle banche, e soprattutto il trading speculativo che gli hedge found esteri fanno sul nostro paese. Invece di parificare la tassazione al 20%, perchè non parificarla al 12.50%? Sarebbe stato un modo per attirare capitali in Italia rimanendo con una tassazione piu' bassa degli altri paesi UE.
Che già pagare le tasse sul capitale già tuo, sui tuoi risparmi già tassati perchè per molti il risparmio è parte del reddito da lavoro dipendente o auonomo, quindi già abbondantemente tassato, quindi alla fine pagano sempre quelli che non hanno nessuna colpa di questa crisi.
Deluso da Tremonti, deluso dal governo incapace con una ampia maggioranza di impostare politiche serie per la ripresa del paese.

Prima o poi si vedrà una rivoluzione ... tirano la corda finchè non finisce come in Islanda e come potrebbe succedere in Grecia (e noi potremmo seguire a ruota) ... riporto quanto ho letto e circola via email :

http://www.controlacrisi.org/

E' in corso da due anni una rivoluzione in Europa, ma nessuno ne parla: breve resoconto della rivolta anticrisi islandese.

Recentemente la rivolta in Tunisia si è conclusa con la fuga del tiranno Ben Alì, così democratico per l'occidente fino all'altroieri e alunno esemplare del Fondo monetario internazionale.

Tuttavia, un altra "rivoluzione" che ormai è in corso da due anni è stata completamente taciuta e nascosta dai media mainstream internazionali ed europei.

È accaduto nella stessa Europa, in un paese con la democrazia probabilmente più antica del mondo, le cui origini vanno indietro all'anno 930 e che ha occupato il primo posto nel rapporto del ONU sull'indice dello sviluppo umano di 2007/2008. Indovinate di quale paese si tratta? Sono sicuro che la maggioranza non ne ha idea.

Si tratta dell'Islanda, dove si è fatto dapprima dimettere il governo in carica al completo, poi si è passato alla nazionalizzazione delle principali banche, infine si è deciso di non pagare i debiti che queste avevano contratto con la Gran Bretagna e l'Olanda a causa della loro ignobile politica finanziaria; infine si è passati alla costituzione di un'assemblea popolare per riscrivere la propria costituzione.

Tutto questo avviene attraverso una vera e propria rivoluzione, seppur senza spargimenti di sangue ma semplicemente a colpi di casseruole, con le proteste e le urle in piazza e con lanci di uova, una rivoluzione contro il potere politico-finanziario neoliberista che aveva condotto il paese nella grave crisi finanziaria.

Non se ne è parlato dalle nostre parti, se non molto superficialmente, a differenza delle rivolte in altre latitudini discorsive (la Sicilia meridionale è più a sud di Tripoli, eppure la remota Islanda, più vicina al polo nord che all'Italia è percepita come parte della "Moderna" Europa).

Il motivo è semplicemente il terrore, per lor signori, democratici o conservatori che siano, della riproducibilità e l'estensione di quelle lotte.

Che cosa accadrebbe se il resto dei cittadini europei seguisse l'esempio islandese?

Brevemente, la storia dei fatti:

Alla fine di 2008, gli effetti della crisi nell'economia islandese sono devastanti. A ottobre Landsbanki, la banca principale del paese, è nazionalizzata.

Il governo britannico congela tutti i beni della sua filiale IceSave, con 300.000 clienti britannici e 910 milione euro investiti dagli enti locali e dalle organizzazioni pubbliche del Regno Unito. Alla Landsbanki seguiranno le altre due banche principali, la Kaupthing e il Glitnir. I loro clienti principali sono in quei paesi e in Olanda, clienti ai quali i loro rispettivi stati devono rimborsare i depositi bancari, all'incirca 3.700 milioni di euro di soldi pubblici.

L'insieme dei debiti per le attività bancarie dell'Islanda è equivalente a varie volte il suo PIL.

Da un lato, la valuta sprofonda ed il mercato azionario sospende la relativa attività dopo un crollo del 76%.

Il paese è alla bancarotta.

Il governo chiede ufficialmente aiuto al Fondo monetario internazionale che approva un prestito di 2.100 milioni dollari, accompagnato da altri 2.500 milioni da parte di alcuni paesi nordici.

Le proteste dei cittadini davanti al Parlamento a Reykjavik aumentano.

Il 23 gennaio 2009 si convocano le elezioni anticipate e tre giorni dopo, i cacerolad@s sono di nuovo in piazza in migliaia e impongono le dimissioni del primo ministro, il conservatore Haarden e di tutto il suo governo in blocco.

È il primo governo vittima della crisi finanziaria mondiale.

Il 25 aprile ci sono le elezioni generali vinte da una coalizione socialdemocratica e dal movimento della sinistra-verde guidate dalla nuova prima ministra Jóhanna Sigurðardóttir.

Nel 2009 la situazione economica resta devastata con il crollo del PIL del 7%..

Sulla base di una legge ampiamente discussa nel Parlamento, viene stabilito il pagamento dei debiti in Gran Bretagna e in Olanda attraverso 3.500 milioni di euro che tutte le famiglie islandesi avrebbero dovuto pagare attraverso una tassazione del 5,5% per i prossimi 15 anni.

Gli islandesi tornano a manifestare nelle strade per rivendicare un referendum popolare per la promulgazione della legge.

Nel gennaio 2010 il presidente, Ólafur Ragnar Grímsson, rifiuta di ratificare la legge e indice la consultazione popolare: in marzo il referendum con il 93% di NO al pagamento del debito.

La rivoluzione islandese vince. Il fondo monetario internazionale congela l'aiuto economico all'Islanda nella speranza di imporre in questo modo il pagamento dei debiti.

A questo punto il governo apre un'inchiesta per individuare e perseguire penalmente i responsabili della crisi.

Arrivano i primi mandati di cattura e gli arresti per banchieri e top-manager.

L'Interpool spicca un ordine internazionale di arresto contro l'ex presidente della Kaupthing, Sigurdur Einarsson.

Nel pieno della crisi, a novembre, si elegge un'assemblea costituente per preparare una nuova costituzione che, sulla base della lezione della crisi, sostituisce quella in vigore. Si decreta il potere popolare.

Vengono eletti 25 cittadini, senza alcun collegamento politico, tra le 522 candidature popolari, per le quali era necessario soltanto la maggiore età e il supporto sottoscritto di 30 cittadini.

L'assemblea costituzionale avvierà i suoi lavori nel febbraio del 2011 e presenterà a breve un progetto costituzionale sulla base delle raccomandazioni deliberate dalle diverse assemblee che si stanno svolgendo in tutto il paese. Tale progetto costituzionale dovrà poi essere approvato dall'attuale parlamento e da quello che sarà eletto alle prossime elezioni legislative.

Inoltre, l'altro strumento "rivoluzionario" sul quale si stà lavorando è l' "Icelandic Modern Media Initiative", un progetto finalizzato alla costruzione di una cornice legale per la protezione della libertà di informazione e dell'espressione.

L'obiettivo è fare del paese un rifugio sicuro per il giornalismo investigativo e la libertà di informazione, un "paradiso legale" per le fonti, i giornalisti e gli internet provider che divulgano informazioni giornalistiche: Un inferno per gli Stati Uniti ed un paradiso per Wikileaks.

Questa in breve la storia della rivoluzione islandese: dimissioni in blocco del governo, nazionalizzazione delle banche, referendum e consultazione popolare, arresto e persecuzione dei responsabili della crisi, riscritura della costituzione, esaltazione della libertà di informazione e di espressione.

Ne hanno parlato i mass media europei?

Ne hanno parlato i vari talk-show televisivi, i giornali di destra o di sinistra?

Nel nostro paese, come in tanti altri paesi occidentali, si cerca di superare la crisi attraverso un processo di socializzazione delle perdite con i tagli sociali e la precarizzazione dilagante.

Quando si inizia a parlare della rivolta islandese si tende a decostruire la potenza costituente della rivolta , minimizzando e relativizzando la sua porta, per il timore del contagio: e dunque l'Islanda è una piccola isola di soltanto 300.000 abitanti, con un complesso economico ed amministrativo molto meno complesso di quello dei grandi paesi europei, ragione per la quale è più facile da organizzare in se cambiamenti così radicali.

Insomma, in questo caso e da questa prospettiva è difficile impiantare l'ordine discorsivo "orientalistico" del sottosviluppo con il quale vengono liquidate le cosiddette "rivoluzioni modernizzatrici" del maghreb.

Parliamo comunque della "civile Europa".

La stessa "civile Europa" alla quale tentano di aggrapparsi i tecnocrati islandesi più realisti del re: la soluzione ai mali dell'Islanda, la crisi islandese, è a loro dire il prodotto dell'isolazionismo economico e da mesi continuano a parlare e accellerare sull'adesione all'Unione Europea come antidoto contro la devastazione neoliberista.

Confondono ancora una volta la cura con la malattia.

E quindi vogliono stringere su questo tema, così come allo stesso modo l'Europa vuole riprendere sotto le sue ali protettive la ribelle Islanda, per strangolarla dolcemente e senza traumi attraverso i suoi diktat, i suoi vincoli e i suoi patti di stabilità. Ma il popolo islandese ha già dimostrato di non lasciarsi facilmente abbindolare.

contecora
06-07-2011, 06.05.45
Prima o poi si vedrà una rivoluzione ... tirano la corda finchè non finisce come in Islanda e come potrebbe succedere in Grecia (e noi potremmo seguire a ruota) ... riporto quanto ho letto e circola via email :

http://www.controlacrisi.org/

E' in corso da due anni una rivoluzione in Europa, ma nessuno ne parla: breve resoconto della rivolta anticrisi islandese.

Recentemente la rivolta in Tunisia si è conclusa con la fuga del tiranno Ben Alì, così democratico per l'occidente fino all'altroieri e alunno esemplare del Fondo monetario internazionale.

Tuttavia, un altra "rivoluzione" che ormai è in corso da due anni è stata completamente taciuta e nascosta dai media mainstream internazionali ed europei.

È accaduto nella stessa Europa, in un paese con la democrazia probabilmente più antica del mondo, le cui origini vanno indietro all'anno 930 e che ha occupato il primo posto nel rapporto del ONU sull'indice dello sviluppo umano di 2007/2008. Indovinate di quale paese si tratta? Sono sicuro che la maggioranza non ne ha idea.

Si tratta dell'Islanda, dove si è fatto dapprima dimettere il governo in carica al completo, poi si è passato alla nazionalizzazione delle principali banche, infine si è deciso di non pagare i debiti che queste avevano contratto con la Gran Bretagna e l'Olanda a causa della loro ignobile politica finanziaria; infine si è passati alla costituzione di un'assemblea popolare per riscrivere la propria costituzione.

Tutto questo avviene attraverso una vera e propria rivoluzione, seppur senza spargimenti di sangue ma semplicemente a colpi di casseruole, con le proteste e le urle in piazza e con lanci di uova, una rivoluzione contro il potere politico-finanziario neoliberista che aveva condotto il paese nella grave crisi finanziaria.

Non se ne è parlato dalle nostre parti, se non molto superficialmente, a differenza delle rivolte in altre latitudini discorsive (la Sicilia meridionale è più a sud di Tripoli, eppure la remota Islanda, più vicina al polo nord che all'Italia è percepita come parte della "Moderna" Europa).

Il motivo è semplicemente il terrore, per lor signori, democratici o conservatori che siano, della riproducibilità e l'estensione di quelle lotte.

Che cosa accadrebbe se il resto dei cittadini europei seguisse l'esempio islandese?

Brevemente, la storia dei fatti:

Alla fine di 2008, gli effetti della crisi nell'economia islandese sono devastanti. A ottobre Landsbanki, la banca principale del paese, è nazionalizzata.

Il governo britannico congela tutti i beni della sua filiale IceSave, con 300.000 clienti britannici e 910 milione euro investiti dagli enti locali e dalle organizzazioni pubbliche del Regno Unito. Alla Landsbanki seguiranno le altre due banche principali, la Kaupthing e il Glitnir. I loro clienti principali sono in quei paesi e in Olanda, clienti ai quali i loro rispettivi stati devono rimborsare i depositi bancari, all'incirca 3.700 milioni di euro di soldi pubblici.

L'insieme dei debiti per le attività bancarie dell'Islanda è equivalente a varie volte il suo PIL.

Da un lato, la valuta sprofonda ed il mercato azionario sospende la relativa attività dopo un crollo del 76%.

Il paese è alla bancarotta.

Il governo chiede ufficialmente aiuto al Fondo monetario internazionale che approva un prestito di 2.100 milioni dollari, accompagnato da altri 2.500 milioni da parte di alcuni paesi nordici.

Le proteste dei cittadini davanti al Parlamento a Reykjavik aumentano.

Il 23 gennaio 2009 si convocano le elezioni anticipate e tre giorni dopo, i cacerolad@s sono di nuovo in piazza in migliaia e impongono le dimissioni del primo ministro, il conservatore Haarden e di tutto il suo governo in blocco.

È il primo governo vittima della crisi finanziaria mondiale.

Il 25 aprile ci sono le elezioni generali vinte da una coalizione socialdemocratica e dal movimento della sinistra-verde guidate dalla nuova prima ministra Jóhanna Sigurðardóttir.

Nel 2009 la situazione economica resta devastata con il crollo del PIL del 7%..

Sulla base di una legge ampiamente discussa nel Parlamento, viene stabilito il pagamento dei debiti in Gran Bretagna e in Olanda attraverso 3.500 milioni di euro che tutte le famiglie islandesi avrebbero dovuto pagare attraverso una tassazione del 5,5% per i prossimi 15 anni.

Gli islandesi tornano a manifestare nelle strade per rivendicare un referendum popolare per la promulgazione della legge.

Nel gennaio 2010 il presidente, Ólafur Ragnar Grímsson, rifiuta di ratificare la legge e indice la consultazione popolare: in marzo il referendum con il 93% di NO al pagamento del debito.

La rivoluzione islandese vince. Il fondo monetario internazionale congela l'aiuto economico all'Islanda nella speranza di imporre in questo modo il pagamento dei debiti.

A questo punto il governo apre un'inchiesta per individuare e perseguire penalmente i responsabili della crisi.

Arrivano i primi mandati di cattura e gli arresti per banchieri e top-manager.

L'Interpool spicca un ordine internazionale di arresto contro l'ex presidente della Kaupthing, Sigurdur Einarsson.

Nel pieno della crisi, a novembre, si elegge un'assemblea costituente per preparare una nuova costituzione che, sulla base della lezione della crisi, sostituisce quella in vigore. Si decreta il potere popolare.

Vengono eletti 25 cittadini, senza alcun collegamento politico, tra le 522 candidature popolari, per le quali era necessario soltanto la maggiore età e il supporto sottoscritto di 30 cittadini.

L'assemblea costituzionale avvierà i suoi lavori nel febbraio del 2011 e presenterà a breve un progetto costituzionale sulla base delle raccomandazioni deliberate dalle diverse assemblee che si stanno svolgendo in tutto il paese. Tale progetto costituzionale dovrà poi essere approvato dall'attuale parlamento e da quello che sarà eletto alle prossime elezioni legislative.

Inoltre, l'altro strumento "rivoluzionario" sul quale si stà lavorando è l' "Icelandic Modern Media Initiative", un progetto finalizzato alla costruzione di una cornice legale per la protezione della libertà di informazione e dell'espressione.

L'obiettivo è fare del paese un rifugio sicuro per il giornalismo investigativo e la libertà di informazione, un "paradiso legale" per le fonti, i giornalisti e gli internet provider che divulgano informazioni giornalistiche: Un inferno per gli Stati Uniti ed un paradiso per Wikileaks.

Questa in breve la storia della rivoluzione islandese: dimissioni in blocco del governo, nazionalizzazione delle banche, referendum e consultazione popolare, arresto e persecuzione dei responsabili della crisi, riscritura della costituzione, esaltazione della libertà di informazione e di espressione.

Ne hanno parlato i mass media europei?

Ne hanno parlato i vari talk-show televisivi, i giornali di destra o di sinistra?

Nel nostro paese, come in tanti altri paesi occidentali, si cerca di superare la crisi attraverso un processo di socializzazione delle perdite con i tagli sociali e la precarizzazione dilagante.

Quando si inizia a parlare della rivolta islandese si tende a decostruire la potenza costituente della rivolta , minimizzando e relativizzando la sua porta, per il timore del contagio: e dunque l'Islanda è una piccola isola di soltanto 300.000 abitanti, con un complesso economico ed amministrativo molto meno complesso di quello dei grandi paesi europei, ragione per la quale è più facile da organizzare in se cambiamenti così radicali.

Insomma, in questo caso e da questa prospettiva è difficile impiantare l'ordine discorsivo "orientalistico" del sottosviluppo con il quale vengono liquidate le cosiddette "rivoluzioni modernizzatrici" del maghreb.

Parliamo comunque della "civile Europa".

La stessa "civile Europa" alla quale tentano di aggrapparsi i tecnocrati islandesi più realisti del re: la soluzione ai mali dell'Islanda, la crisi islandese, è a loro dire il prodotto dell'isolazionismo economico e da mesi continuano a parlare e accellerare sull'adesione all'Unione Europea come antidoto contro la devastazione neoliberista.

Confondono ancora una volta la cura con la malattia.

E quindi vogliono stringere su questo tema, così come allo stesso modo l'Europa vuole riprendere sotto le sue ali protettive la ribelle Islanda, per strangolarla dolcemente e senza traumi attraverso i suoi diktat, i suoi vincoli e i suoi patti di stabilità. Ma il popolo islandese ha già dimostrato di non lasciarsi facilmente abbindolare.

Complimenti, articolo interessantissimo...;)

Journey to Ixtlan
06-07-2011, 09.41.44
[QUOTE=lux69]Prima o poi si vedrà una rivoluzione ...

Grazie mille dell'interessantissimo intervento.
Non ne sapevo davvero nulla!! Ora mi informerò come si deve!!
Sono cose che fanno pensare.... per questo ce le tengono nascoste.

Grazie ancora e buona giornata.

lux69
06-07-2011, 19.52.12
Personalmente sono rimasto assai colpito da questi articoli di Lombardreport sulla possibile prossima "crisi alimentare" :
numero 1:
http://www.lombardreport.com/lr/articolo.asp?id_articolo=29687
numero 2:
http://www.lombardreport.com/lr/articolo.asp?id_articolo=29699
ed a seguire troverete i numeri 3, 4 e 5 ... il 6 e 7 sono prossimi all'uscita ... secondo me molto interessanti .. fanno riflettere molto, anche sul senso della vita ... speriamo tutto vada per il meglio :(

laura
07-07-2011, 21.45.59
Personalmente sono rimasto assai colpito da questi articoli di Lombardreport sulla possibile prossima "crisi alimentare" :
numero 1:
http://www.lombardreport.com/lr/articolo.asp?id_articolo=29687
numero 2:
http://www.lombardreport.com/lr/articolo.asp?id_articolo=29699
ed a seguire troverete i numeri 3, 4 e 5 ... il 6 e 7 sono prossimi all'uscita ... secondo me molto interessanti .. fanno riflettere molto, anche sul senso della vita ... speriamo tutto vada per il meglio :(
caro lux69 ...qui c'è poco da sperare..... sarebbe meglio fare dei corsi di sopravvivenza .....!!:eek:

Giò_
08-07-2011, 01.50.57
Anch'io non ne sapevo niente, di queste cose dell'Islanda, ....grazie Lux69.