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Visualizza versione completa : Financial Times - Italia come Argentina



Karin
17-03-2006, 09.21.44
Agenzia: PMF Data: 17.03.2006-10.04 Tipo: Commento Generale

Oggetto: Economia: Italia su strada della rovina come Argentina (Ft)

ROMA (MF-DJ)--"Un'ironia dell'esteso dramma politico ed economico
italiano e' che molti degli attuali possessori dello sproporzionato e
crescente debito pubblico erano un tempo orgogliosi possessori dei bond
argentini andati in default".

E' quanto si legge su un commento del Financial Times che sottolinea le
similitudini fra l'attuale situazione italiana e quella vissuta
dall'Argentina alla fine degli anni '90. "La similitudine maggiore fra i
due Paesi riguarda i rigidi accordi valutari a cui hanno aderito",
sottolinea il Ft, aggiungendo che "l'Italia, come l'Argentina prima di
lei, ha rinunciato alla flessibilita' delle politiche macroeconomiche per
stabilizzare la sua economia".
red/bac
(segue)


MF-DJ NEWS
1710:03 mar 200

sugacanal
17-03-2006, 09.40.13
Agenzia: PMF Data: 17.03.2006-10.04 Tipo: Commento Generale

Oggetto: Economia: Italia su strada della rovina come Argentina (Ft)

ROMA (MF-DJ)--"Un'ironia dell'esteso dramma politico ed economico
italiano e' che molti degli attuali possessori dello sproporzionato e
crescente debito pubblico erano un tempo orgogliosi possessori dei bond
argentini andati in default".

E' quanto si legge su un commento del Financial Times che sottolinea le
similitudini fra l'attuale situazione italiana e quella vissuta
dall'Argentina alla fine degli anni '90. "La similitudine maggiore fra i
due Paesi riguarda i rigidi accordi valutari a cui hanno aderito",
sottolinea il Ft, aggiungendo che "l'Italia, come l'Argentina prima di
lei, ha rinunciato alla flessibilita' delle politiche macroeconomiche per
stabilizzare la sua economia".
red/bac
(segue)


MF-DJ NEWS
1710:03 mar 200

Chi ha mai visto un articolo del Financial times favorevole al governo Berlusconi??? Neanache se l'economia viaggiasse a mille lo leggereste.
Comunque avanti con il pessimismo. Ma perchè non si scrive mai USA come Argentina visto che a livello di deficit gli USA sono ai massimi storici?
Ahhhh dimenticavo: ci sono le elezioni in Italia, piccolo particolare, e il buonista e risanatore Prodi assieme ai No Global della sua coalizione deve salvarci dalle grinfie del perfido Silvio:eek: :eek:
Ma fatemi un piacere, ogni tanto leggete qualche commento serio sulla nostra economia. Altro che Argentina, magari non sarà il paese dei balocchi certo, c'è molto da lavorare, ma non venitemi a dire che siamo vicini alla bancarotta.
Se andasse così male, non ci sarebbe tanta immigrazione in Italia perchè anche i cessi sarebbero puliti da italiani, oppure ci sarebbero moltissimi italiani che per pochi euri si chinerebbero a raccogliere le fragole nei campi o lavorerebbero nelle concerie del vicentino con un puzzo terribile.
Finche questi lavori li fanno gli extracomunitari, in Italia le cose non vanno male

Karin
17-03-2006, 10.00.33
Chi ha mai visto un articolo del Financial times favorevole al governo Berlusconi??? Neanache se l'economia viaggiasse a mille lo leggereste.
Comunque avanti con il pessimismo. Ma perchè non si scrive mai USA come Argentina visto che a livello di deficit gli USA sono ai massimi storici?
Ahhhh dimenticavo: ci sono le elezioni in Italia, piccolo particolare, e il buonista e risanatore Prodi assieme ai No Global della sua coalizione deve salvarci dalle grinfie del perfido Silvio:eek: :eek:
Ma fatemi un piacere, ogni tanto leggete qualche commento serio sulla nostra economia. Altro che Argentina, magari non sarà il paese dei balocchi certo, c'è molto da lavorare, ma non venitemi a dire che siamo vicini alla bancarotta.
Se andasse così male, non ci sarebbe tanta immigrazione in Italia perchè anche i cessi sarebbero puliti da italiani, oppure ci sarebbero moltissimi italiani che per pochi euri si chinerebbero a raccogliere le fragole nei campi o lavorerebbero nelle concerie del vicentino con un puzzo terribile.
Finche questi lavori li fanno gli extracomunitari, in Italia le cose non vanno male

Speriamo tutti che tu abbia ragione. Non ho pubblicato quest'articolo per aprire una diatriba politica. Era tra le notizie economiche del mio sito bancario
e io cerco di selezionare quelle che riguardano il nostro paese, siano esse negative o positive. Ognuno è capace di interpretare una notizia come vuole, in modo ottimistico o pessimistico. Il giorno che possiamo smentire il Financial Times, saremo tutti felici e contenti, e spero che così sia. Siamo italiani o no?
Purtroppo siamo sempre divisi su tutto e quello che ci manca è l'unità. Buon trade sugacanal e non t'arrabbiare sempre:) Karin

Pensier0
17-03-2006, 10.21.43
Chi ha mai visto un articolo del Financial times favorevole al governo Berlusconi??? Neanache se l'economia viaggiasse a mille lo leggereste.
Comunque avanti con il pessimismo. Ma perchè non si scrive mai USA come Argentina visto che a livello di deficit gli USA sono ai massimi storici?
Ahhhh dimenticavo: ci sono le elezioni in Italia, piccolo particolare, e il buonista e risanatore Prodi assieme ai No Global della sua coalizione deve salvarci dalle grinfie del perfido Silvio:eek: :eek:
Ma fatemi un piacere, ogni tanto leggete qualche commento serio sulla nostra economia. Altro che Argentina, magari non sarà il paese dei balocchi certo, c'è molto da lavorare, ma non venitemi a dire che siamo vicini alla bancarotta.
Se andasse così male, non ci sarebbe tanta immigrazione in Italia perchè anche i cessi sarebbero puliti da italiani, oppure ci sarebbero moltissimi italiani che per pochi euri si chinerebbero a raccogliere le fragole nei campi o lavorerebbero nelle concerie del vicentino con un puzzo terribile.
Finche questi lavori li fanno gli extracomunitari, in Italia le cose non vanno male

Anche tu nervosetto, eh? :D ...scherzo...
Invece di criticare le notizia che ha postato karin, non del sovit supremo ma di un stimato quotidiano economico, postale tu le notizie serie sull'economia italiana.
Io ieri ne ho letta una della banca d'Italia parecchio brutta.
Ma evitiamo la politica, perchè, com'è giusto, ognuno ha le proprie idee
Ciao

sugacanal
17-03-2006, 10.30.28
Speriamo tutti che tu abbia ragione. Non ho pubblicato quest'articolo per aprire una diatriba politica. Era tra le notizie economiche del mio sito bancario
e io cerco di selezionare quelle che riguardano il nostro paese, siano esse negative o positive. Ognuno è capace di interpretare una notizia come vuole, in modo ottimistico o pessimistico. Il giorno che possiamo smentire il Financial Times, saremo tutti felici e contenti, e spero che così sia. Siamo italiani o no?
Purtroppo siamo sempre divisi su tutto e quello che ci manca è l'unità. Buon trade sugacanal e non t'arrabbiare sempre:) Karin

Karin a me piace parlare di politica e ti posso assicurare che io non mi arrabbio ma mi piace dire come la penso.
Io i giornali non li leggo perchè non ce n'è uno che riporti esattamente la notizia o l'opinione del tizio che sia.
I giornali altro non sono che un insieme di opinioni di chi scrive, che riportano le notizie a loro modo spesso sminuendo o pompando in base a quello che interessa. Ascolto i tg possibilmente neutri (fin'ora a mio avviso solo SKYTG24), Spesso ascolto qualche notizia sul nostro paese sui canali satellitari esteri. Io non sono di natura pessimista, percui concordo con chi dice che in Italia non va tutto bene, c'è molto da fare, ma non siamo a livello Argentina.

honkytonky
17-03-2006, 10.42.23
Perfettamente d’accordo con sugacanal

Sono arcistufo di questi giornalisti stranieri che gettano merd@ addosso al ns. Paese.
La crisi c’è e si sente, ma di qui a paragonarci con l’Argentina, ce ne vuole.
Vorrei vedere se il FT avesse criticato la Francia. Come minimo, Chirac in persona avrebbe chiesto la testa del giornalista e del suo direttore.

Ad ogni modo tra meno di un mese con Prodi al governo, vedrete che il FT scriverà articoli idilliaci sullo stato di salute dell’ Italia.

uomoscarpia
17-03-2006, 11.51.45
Buongiorno a tutti!
Volevo segnalare un libro che parla di un prossimo altro crack come nel 1929.
Lo scrittore è Eugenio Benettazzo, Trader professionista ed operatore di borsa indipendente, il libro si chiama "DURI E PURI" sottotitolo "Aspettando un nuovo 1929", edizioni La Riflessione.
L'ho trovato molto interessante (naturalmente spero che non accada ciò che prevede), e spiega molto bene le logiche dei mercati attuali, puntando il dito sul preoccupante valore che ha raggiunto l'oro (unico bene rifugio rimasto). Il crack potrebbe partire dalla bolla immobiliare, formata sulla speculazione di questi ultimi anni, cosa che almeno dalle mie parti stà succedendo (gli appartamenti nuovi non vengono neache finiti perchè nessuno ha i soldi per comprarli, e il prezzo si stà notevolmente abbassando).
Il sito è www.eugeniobenetazzo.com

Saluti Fabio.

sugacanal
17-03-2006, 12.54.35
Buongiorno a tutti!
Volevo segnalare un libro che parla di un prossimo altro crack come nel 1929.
Lo scrittore è Eugenio Benettazzo, Trader professionista ed operatore di borsa indipendente, il libro si chiama "DURI E PURI" sottotitolo "Aspettando un nuovo 1929", edizioni La Riflessione.
L'ho trovato molto interessante (naturalmente spero che non accada ciò che prevede), e spiega molto bene le logiche dei mercati attuali, puntando il dito sul preoccupante valore che ha raggiunto l'oro (unico bene rifugio rimasto). Il crack potrebbe partire dalla bolla immobiliare, formata sulla speculazione di questi ultimi anni, cosa che almeno dalle mie parti stà succedendo (gli appartamenti nuovi non vengono neache finiti perchè nessuno ha i soldi per comprarli, e il prezzo si stà notevolmente abbassando).
Il sito è www.eugeniobenetazzo.com

Saluti Fabio.

Credo sia giusto leggere di tutto anche su prossimi devastanti crack.
Ognuno poi ha la sua opinione. La mia è che il mercato immobiliare sicuramente ha raggiunto prezzi elevati, ma non imploderà come ha fatto hi-tech nel 2000. Calerà ma non crollerà.

winds
17-03-2006, 13.20.04
già a fine gennaio sulla voce.info

http://www.lavoce.info/news/view.php?SEARCH=argentina&ACTION=search&AUTHOR=&RECORD_PAGE=5&id=2&cms_pk=1967&from=index

avevano scritto del rischio argentina...

""la mancanza di serie riforme fa crescere il rischio che l’Italia possa finire come l’ argentina. Non è inevitabile, ma se l’Italia non intraprende le riforme necessarie, non si può escludere una sua uscita dall’Unione monetaria nei prossimi cinque anni. ""

Karin
17-03-2006, 14.42.27
Ora mi pento di aver postato quest'articolo. Speravo che i lettori, di destra o di sinistra che siano, non si soffermassero sul titolo e sull'oggetto, e che non venisse fuori la solita polemica politica, ma piuttosto prendessero in considerazione l'argomento reale della questione, cioè la nostra mancanza di flessibilità nella nostra politica macroeconomica. E' lì che chiunque governi in futuro deve fare un serio passo in avanti per non cadere nel rischio di cui parlava l'editorialista. Non mi sembra di aver letto qualcosa che parla di chi è la colpa, della destra o della sinistra, oh no? Poi, se un notiziario di una banca importante del nostro paese, pubblica quest'articolo, e non un giornale schierato (ricordatevi che le banche erano le prime coinvolte nella faccenda dei bond argentini) e quindi contro i loro stessi interessi, secondo la mia modesta opinione, significa che l'argomento dell'articolo abbia una certa rilevanza. Anch'io penso, o spero almeno, di non finire come l'Argentina (che tra l'altro si sta riprendendo bene dal trauma che ha avuto) ma il problema esiste e dovrà essere affrontato dal prossimo governo, e ripeto ancora fino alla noia, di destra o di sinistra che esso sia.
P.S. Trovate mai una notizia politica nel mio notiziario? Mi rivolgo a chi lo legge
eppure io ce l'ho le mie idee a proposito, ma nel nostro campo, quello finanziario, cerco di essere neutrale. ciao ciao a tutti:) Karin

redhawk
17-03-2006, 15.29.40
Ora mi pento di aver postato quest'articolo. Speravo che i lettori, di destra o di sinistra che siano, non si soffermassero sul titolo e sull'oggetto, e che non venisse fuori la solita polemica politica, ma piuttosto prendessero in considerazione l'argomento reale della questione, cioè la nostra mancanza di flessibilità nella nostra politica macroeconomica. E' lì che chiunque governi in futuro deve fare un serio passo in avanti per non cadere nel rischio di cui parlava l'editorialista. Non mi sembra di aver letto qualcosa che parla di chi è la colpa, della destra o della sinistra, oh no? Poi, se un notiziario di una banca importante del nostro paese, pubblica quest'articolo, e non un giornale schierato (ricordatevi che le banche erano le prime coinvolte nella faccenda dei bond argentini) e quindi contro i loro stessi interessi, secondo la mia modesta opinione, significa che l'argomento dell'articolo abbia una certa rilevanza. Anch'io penso, o spero almeno, di non finire come l'Argentina (che tra l'altro si sta riprendendo bene dal trauma che ha avuto) ma il problema esiste e dovrà essere affrontato dal prossimo governo, e ripeto ancora fino alla noia, di destra o di sinistra che esso sia.
P.S. Trovate mai una notizia politica nel mio notiziario? Mi rivolgo a chi lo legge
eppure io ce l'ho le mie idee a proposito, ma nel nostro campo, quello finanziario, cerco di essere neutrale. ciao ciao a tutti:) Karin

Io condivido perfettamente il tuo pensiero, ma purtroppo spesso in Italia, si tende ad associare qualsiasi cosa alla politica, specialmente in questo periodo. Ciao

honkytonky
17-03-2006, 15.42.49
Ora mi pento di aver postato quest'articolo. Speravo che i lettori, di destra o di sinistra che siano, non si soffermassero sul titolo e sull'oggetto, e che non venisse fuori la solita polemica politica, ma piuttosto prendessero in considerazione l'argomento reale della questione, cioè la nostra mancanza di flessibilità nella nostra politica macroeconomica. E' lì che chiunque governi in futuro deve fare un serio passo in avanti per non cadere nel rischio di cui parlava l'editorialista. Non mi sembra di aver letto qualcosa che parla di chi è la colpa, della destra o della sinistra, oh no? Poi, se un notiziario di una banca importante del nostro paese, pubblica quest'articolo, e non un giornale schierato (ricordatevi che le banche erano le prime coinvolte nella faccenda dei bond argentini) e quindi contro i loro stessi interessi, secondo la mia modesta opinione, significa che l'argomento dell'articolo abbia una certa rilevanza. Anch'io penso, o spero almeno, di non finire come l'Argentina (che tra l'altro si sta riprendendo bene dal trauma che ha avuto) ma il problema esiste e dovrà essere affrontato dal prossimo governo, e ripeto ancora fino alla noia, di destra o di sinistra che esso sia.
P.S. Trovate mai una notizia politica nel mio notiziario? Mi rivolgo a chi lo legge
eppure io ce l'ho le mie idee a proposito, ma nel nostro campo, quello finanziario, cerco di essere neutrale. ciao ciao a tutti:) Karin


Guarda caso proprio poche settimane prima delle elezioni, il FT se ne esce con questo articolo.
Forse hai ragione tu, e non c’era nessun intento politico per screditare l’attuale governo.
Io ne dubito.

Ciao

honkytonky
17-03-2006, 15.58.59
appena uscita questa notizia; quindi il paragone con l'Argentina voleva essere lusinghiero :D :D :D

17/03/2006 16:47 - Argentina: Pil 2005 +9,2%
L’ufficio di statistica dell’Argentina ha comunicato che nel 2005 il Pil ha segnato un aumento del 9,2%, facendo registrare il rialzo più consistente da quando nel 2003 è ripartita l'economia, ed il maggiore a partire dal 1993. Il 2005 è stato dunque il terzo anno di crescita consecutiva del Pil argentino (+8,8% nel 2003 e +9,0% nel 2004) e, secondo gli analisti, tale trend si protrarrà anche nel 2006 con un incremento previsto tra il 7,5 e l'8%. Gli investimenti sono aumentati del 22,7%, passando dal 17,6 al 19,8% del Pil grazie soprattutto ai settori dell'edilizia, dell'agroalimentare e dell'industria manifatturiera. L'incremento del Pil ha consentito anche una riduzione dal 12,1 al 10,1% della disoccupazione.

nbsoft
17-03-2006, 16.14.11
(...)
17/03/2006 16:47 - Argentina: Pil 2005 +9,2%
(...)

della serie: non pagare i propri debiti... paga!

StrongSELL
17-03-2006, 16.57.01
eh già....
ora io non vorrei girare il dito nella piaga, ma mi sembra una cosa assurda il fatto che uno Stato che dichiari Default se la cavi con così poco a livello internazionale (ovviamente non parlo a livello interno, conosciamo bene le sventure degli argentini in seguito al crack). Ma loro hanno una propria moneta, mi chiedo cosa succederebbe se avvenisse una cosa del genere in Europa? Effetto domino? Di certo c'è che in caso di default ci rimetterebbero un sacco di risparmiatori italiani..... essendo cosa nota che il nostro debito rimane in larga parte entro i nostri confini.
Quale potrebbe essere la ricetta per abbattere questo mastodontico debito pubblico? E per gli USA? Ci vorrebbero politiche coraggiose, sicuramente antipopolari.... ma io ritengo che poichè il debito è garantito dalle imposizioni fiscali future, in caso di default si dovrebbe agire con imposte straordinarie patrimoniali per garantire i sottoscrittori. Non sono di sinistra, ma l'unica via di uscita che vedo è quella di una batosta fiscale che vada a colpire redditi, pensioni e patrimoni al fine di riportare sotto controllo lo stock.
Altrimenti è soltanto un continuo rimandare l'inevitabile. :eek:

StrongSELL
19-03-2006, 15.49.13
L’Italia, dice Lachman, «sta scendendo la china che ha portato l’Argentina al disastro».
Ed elenca le analogie.
Nel 1991, l’Argentina agganciò la sua moneta al dollaro, divisa troppo forte per la sua debole economia.
L’Italia ha abbandonato la lira per l’euro, troppo forte.
Entrambi i Paesi speravano così di imporsi, in un regime di bassa inflazione, la disciplina fiscale e le dure riforme del lavoro («flessibilità») necessarie per competere sul mercato globale.
Così facendo, anche l’Italia, come l’Argentina, ha rinunciato alla facoltà di stabilizzare la sua economia come ha sempre fatto: con svalutazioni periodiche per far costare meno le sue merci all’estero, e con inflazione per diluire il suo debito pubblico.

Privatasi della sua politica monetaria sovrana, l’Italia deve ora accettare i tassi d’interesse imposti - uguali per tutti i Paesi europei - dalla BCE, Banca Centrale Europea.
E ora, la BCE ha aumentato i tassi, aggravando gli interessi che l’Italia paga sul suo debito pubblico colossale.
Ora, i liberisti sanno che se la moneta è «rigida», a dover diventare «flessibili» sono le paghe dei lavoratori.
L’Italia non taglia i salari, né il bilancio statale.
Né Berlusconi né Prodi danno garanzie che lo faranno in futuro.
Intanto, l’Italia perde competitività (15 punti sotto la Germania, perché «gli aumenti salariali» - quali? - «non sono stati compensati da un aumento di produttività»), perde quote di mercato, esporta sempre meno.
Nella recessione deflazionista in cui l’ha gettata la moneta forte, l’Italia vede diminuire gli introiti fiscali: sicchè aumenta sia il deficit pubblico (4% del PIL, fuori dai parametri di Maastricht) sia il debito.
Prossimamente, prevede Lachman, le agenzie di rating declasseranno di nuovo il debito italiano: i BOT.
Fino ad oggi, la BCE accetta i BOT italiani al tasso d’interesse (lieve) che ha imposto a tutta l’Europa.

Così facendo, in pratica, sono i Paesi «forti» (Germania, Belgio, Olanda, Francia) ad accollarsi il costo-Italia, di fatto accollandosi la differenza tra il rendimento dei BOT attuale e quello che dovremmo offrire se fossimo fuori dall’euro.
Questa cosa non può continuare, intima Lachman.
Anche l’Argentina confidò che il Fondo Monetario avrebbe continuato a coprire le sue perdite per sempre: si sbagliò.
«L’Italia commetterebbe un grave errore se rimandasse le dolorose riforme di mercato necessarie, confidando nell’indefinita indulgenza della BCE».
Articolo notevole, per vari motivi.
Il primo è che un americano dica, o piuttosto ordini, le future mosse della Banca Europea contro l’Italia.
Il secondo: il messaggio dei neocon è rivolto a Prodi, che hanno deciso dovrà vincere le elezioni.
Ma l’amico Claudio Celani, che lavora per l’Executive Intelligence Review, ci fa notare che il messaggio contiene qualcosa di peggio: delineerebbe il piano per sbattere fuori l’Italia dai benefici dell’euro.
Espellendola di fatto dall’Unione Europea.

Il primo a parlare del piano è stato Joachim Fels, economista della Morgan Stanley.
In un’intervista alla Frankfurter Allgemeine Zeitung rilasciata l’8 agosto 2005: proprio il giorno in cui l’agenzia di rating Standard & Poor’s aveva decretato il passaggio dell’economia italiana da «stabile» a «negativa», preludio al declassamento del nostro debito pubblico.
In altri tempi, questo fatto avrebbe costretto il Tesoro ad aumentare gli interessi dei nostri BOT, aggravando il nostro deficit; ma poiché siamo nell’euro, i nostri tassi sono quelli europei.
Bassi.
Per questo, Fels disse al giornale tedesco: «ritengo improbabile che l’Italia esca dal sistema monetario europeo di sua volontà. E’ più probabile che un giorno i Paesi che vogliono la stabilità [dell’euro] diranno: noi introduciamo una nuova moneta forte, che chiamiamo Neuro (sic). E così gli italiani, e gli altri che diluiscono la qualità e stabilità dell’euro, saranno lasciati fuori».
Pochi giorni dopo (il 13 agosto) l’Economist, che è l’organo ufficioso della City di Londra, chiedeva le dimissioni di Fazio da Bankitalia: segnale d’inizio della lotta che è finita come sappiamo.
Come disse allora Tremonti, era la preparazione allo stesso scenario «del Britannia».
Ricordate?

Nel 1992 il Britannia, il panfilo della regina d’Inghilterra, comparve al largo di Civitavecchia: era pieno di banchieri inglesi, che imbarcarono una quantità di banchieri ed esponenti di poteri forti italiani.
C’era anche Mario Draghi, allora funzionario del Tesoro: che tacque di quell’incontro per ammettere solo due anni dopo, interrogato da una commissione parlamentare, che sul Britannia c’era anche lui.
I banchieri inglesi erano venuti a «fare la spesa», ossia a comprarsi i gioielli dell’industria pubblica italiana; e per rendere economica la spesa, anche allora Standard & Poor’s declassò il debito italiano; nello stesso periodo, George Soros lanciò il suo famoso attacco contro la lira che portò alla svalutazione della nostra moneta.
E in lire svalutate lorsignori comprarono i gioielli dell’IRI.
Insomma: una strategia concertata.
Ora si sta ripetendo lo stesso scenario, con Draghi a Bankitalia.
Ci si chiederà: che cosa ci vogliono prendere ancora, i banchieri della City e del Bilderberg Club? Facile risposta, viste le teleguidate sventure di Fiorani e Consorte: vogliono mettere le mani sul risparmio delle famiglie italiane, valutato a 140 miliardi di euro, e gestito dalle banche italiane nel noto modo criminale, rifilandoci obbligazioni Parmalat e bond argentini.

Ma può essere peggio, se a gestire il risparmio nostro sono quelli del Britannia.
Vediamo la strategia.
Bernard Connolly, il capo-economista della AIG (il più grosso gruppo assicurativo mondiale) ha scritto recentemente su The Wall Street Italia un articolo significativo: «l’Italia può uscire dall’euro?».
E anche lui traccia un parallelo fra noi e l’Argentina.
Dice Connolly: come l’Argentina agganciò la sua moneta al dollaro - moneta troppo forte per la sua fragile economia - così l’Italia si è voluta agganciare all’euro per darsi una disciplina di spesa. Ormai, la sola strada che resta agli italiani per mettere ordine nei conti pubblici è «tagliare i salari», e attuare una politica deflazionista dura.
Sicchè l’Italia ha davanti la prospettiva di «un orribile martirio», come quello sofferto dagli argentini: dovrà andare in recessione, e lo Stato dovrà chiedere al popolo italiano - disoccupato o malpagato - «di sopportare l’insopportabile».
Perché in realtà l’Italia dovrebbe svalutare del 20 %, e non può, poiché è nell’euro.

Subito dopo Martin Wolf, direttore del Financial Times nonché membro del Bilderberg (la società segreta dei miliardari delle due sponde dell’Atlantico) rilanciava lo «scenario Argentina» per il nostro Paese.
E diceva: se vuol restare nell’euro, l’Italia deve darsi «un governo tecnocratico con largo appoggio popolare» (sic) che tagli i salari all’osso: il programma che da quel momento viene adottato da Montezemolo.
Ma Connolly diceva un’altra cosa: l’Italia deve uscire dall’euro, diciamo così, per il suo bene.
Ci converrebbe infatti, salvo un piccolo particolare: i nostri debiti sono in euro, e con un ritorno alla lira svalutata, dovremmo continuare a pagare gli interessi in euro.
Ci siamo indebitati in euro, si noti, senza necessità: perché i risparmiatori italiani hanno sempre acquistato i BOT italiani, ed hanno i mezzi per farlo.
Invece Ciampi, sia come governatore di Bankitalia sia come ministro e premier, ha emesso una quantità enorme di BOT che ha venduto sui mercati europei.
La metà dei titoli che galleggiano sul mercato degli eurobond è costituito dai nostri BOT in moneta forte.
Ed è questo che ci rende fragili di fronte alle manovre.
L’autunno scorso la Banca Centrale Europea ha intimato che non accetterà più buoni del Tesoro di Stati che non abbiano un rating superiore ad A-.

L’intimazione apparentemente era mirata alla Grecia, che ha un rating A; anche ad essa si prospetta uno scenario argentino. Ma la Grecia non ha tanto debito all’estero come noi.
Il vero bersaglio era l’Italia: proprio allora, guarda caso, la solita Standard & Poor’s ci aveva declassato i BOT ad AA- «negativo», peggio del Portogallo (AA- «stabile»).
Che cosa vuol dire?
Nel succo, vuol dire questo: che non ci permetteranno di abbandonare l’euro.
Perché se l’Italia torna alla lira, può fare davvero come l’Argentina: ripudiare il suo debito in euro, dichiarare fallimento, e lasciare chi detiene i nostri eurobond con pacchi di carta straccia.
Ma gli stranieri, che hanno i nostri eurobond, non ce lo lasceranno fare.
Ecco il senso del progetto di Fels della Morgan Stanley: ci vogliono lasciare nell’euro, ma un euro «indebolito», con Grecia e Portogallo.
Mentre Germania, Francia, Olanda e Lussemburgo, Belgio e forse Spagna, si daranno una nuova moneta forte, il new-euro o «neuro».
Così, noi dovremo continuare a pagare gli interessi sul nostro debito in euro: il punto è che l’euro, benché «indebolito», continuerà ad essere emesso dalla Banca Centrale Europea.
L’Italia non recupererà la propria sovranità monetaria, che comprende anche la sovrana decisione di… non pagare il debito.

E' il progetto «neuro», ma non è da neurodeliri.
Questa non è solo una minaccia, è un ordine.
Vogliono cacciarci dal club dell’Europa forte, ma tenerci incatenati all’euro, per impedirci di tornare padroni della nostra moneta.
Il Problema sarà di Prodi.
Ma soprattutto nostro.
Perché Prodi, il signor Goldman Sachs, eseguirà gli ordini ricevuti a nostre spese.
Ci farà «sopportare l’insopportabile», risucchiando i risparmi, tassando case e tagliando salari.
Poi, potrà dire che, grazie ai «sacrifici» (nostri), «ha tenuto l'Italia nell’euro» (debole).

Maurizio Blondet

StrongSELL
20-03-2006, 17.51.55
Questa l'ho letta sulla newsletter Miaeconomia




Rischio-Argentina per l'economia italiana. "Senza delle vere riforme", ha detto Nouriel Roubini, consigliere del Fondo Monetario Internazionale e professore d'economia alla New York University, l'Italia potrebbe essere costretta a uscire dalla zona euro entro "cinque anni".

Il monito del professore, contenuto in un'intervista rilasciata al settimanale tedesco Wirtschaftswoche, è nettissmo: "I paralleli con l'Argentina prima della bancarotta sono semplicemente enormi: la debolezza della crescita minaccia di intensificarsi, i debiti pubblici seguiteranno a crescere. Così, potrebbe innescarsi una dinamica d' indebitamento, che alla fine costringerà l'Italia a lasciare l'Unione monetaria per ristrutturare i suoi debiti di Stato".

Per uscire dalla crisi, continua Roubini, l'economia italiana avrebbe bisogno di un massiccio incremento della produttività e di un freno ai salari che "negli ultimi anni sono cresciuti più della produttività". Per questa ragione, o si spinge sulla concorrenza e sulla flessibilità del mercato del lavoro e sulla riduzione della burocrazia, "oppure le retribuzioni devono scendere radicalmente, per diventare di nuovo competitive. Stanchezza nelle riforme e retribuzioni crescenti non vano bene insieme".

Secondo l'economista, protagonista di un acceso scambio di battute con il ministro dell'economia Giulio Tremonti durante l'ultimo World Economic Forum di Davos, il premier Berlusconi sarebbe corresponsabile della situazione e avrebbe perso la chance di modernizzare l'economia italiana. A giudizio di Roubini quest'occasione era estremamente favorevole: "I tassi d'interesse erano bassi, Berlusconi gode di una confortevole maggioranza in Parlamento, ma egli si è giocato alla leggera questa chance. La sua retorica è quella del liberalismo economico, ma in realtà si è trattato solo dei suoi interessi. Si è comportato come un monopolista che aumenta al massimo i suoi utili".

Sullo sfidante di Berlusconi alle prossime politiche, Roubini si mostra un po' più ottimista: "Se Romano Prodi riuscirà a mantenersi indipendente dall'estrema sinistra, mi aspetto dal suo governo una maggiore capacità di affrontare le cause strutturali delle difficoltà economiche dell'Italia".


Chissà che se vincesse Prodi, grazie alla tregua sindacale non si attui sul serio questa politica choc per recuperare competitività... certo sarebbe un bel paradosso.... chissà se ne avranno il coraggio. Il Berlusca non avrebbe mai potuto farlo per ovvi motivi (CGIL, scandalo perchè è un imprenditore)... ma è veramente necessario giungere a ciò???
Come pensate potrebbero reagire le borse un domani che ciò dovesse verificarsi???