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Pierunner
13-06-2006, 23.24.11
I principali mercati azionari si lasciano alle spalle un’altra giornata decisamente difficile in cui i ribassisti non hanno dato alcuno scampo, consegnando un bilancio ancor più pesante di quello della vigilia. Contrariamente alle attese di quanti avevano sperato in un rimbalzo dei listini alla luce delle pesanti flessioni delle ultime giornate, il toro è stato schiacciato nuovamente dalla straordinaria forza di un orso che sta mostrando tutto il suo vigore e non sembra al momento intenzionato a mollare la presa.
La giornata si è aperta con il vero e proprio crollo dell’indice nipponico che ha vissuto una delle sedute più difficili degli ultimi tempi, lasciando sul parterre oltre quattro punti percentuali, presentando da inizio anno un bilancio negativo di oltre il 10%. Non è andata certo meglio alle Borse del Vecchio continente che, nonostante un timido recupero nel finale, hanno terminato la giornata con perdite nell’ordine del 2%.
Un ribasso che ha portato i listini europei a bruciare oggi altri 180 miliardi di euro di capitalizzazione che si vanno ad aggiungere a quelli già mandati in fumo nel corso delle settimane precedenti.
Leggermente più contenuta invece la flessione registrata dal mercato sull’opposta sponda dell’oceano dove gli indici americani hanno archiviato un’altra seduta sui minimi della giornata, con ribassi nell’ordine di un punto, nonostante i tentativi compiuti a più riprese nell’intraday, di riportarsi in territorio positivo. Reduce tra l’altro dalla peggiore settimana dell’anno, i listini a stelle e strisce si sono già abbondantemente riportati sui livelli degli ultimi mesi dello scorso anno, bruciando negli ultimi 30 giorni ben 1.700 miliardi di euro, una cifra che, per rendere l’idea, corrisponderebbe alla scomparsa delle prime sei società in termini di capitalizzazione.
La causa scatenante di questo doloroso sell-off che ormai ci sta accompagnando da diverse settimana è da ricercare sempre nella stessa direzione ed è da ricondurre al timore di un rallentamento dell’economia e di un aumento generalizzato dei tassi di interesse a livello globale. Un fenomeno questo che porterebbe ad una progressiva e sempre maggiore disaffezione dall’azionario, con un trasferimento di liquidità sempre più corposo in direzione di investimenti meno rischiosi, quali quelli obbligazionari.
La forte
volatilità che sta interessando i listini, contrariamente a quanto accaduto negli ultimi tre anni, ha di fatto decretato il ritorno di quella componente “rischio” propria del mercato azionario, scoraggiando non pochi da un approccio immediato verso quest’ultimo. Una dimostrazione di ciò la si può leggere anche nelle numerose richieste di riscatto registrate dai fondi comuni che a maggio hanno segnato una raccolta netta così negativa, da riportare indietro al mese di settembre del 2001, all’indomani dell’attacco alle Torri gemelle.
Segno evidente questo di una chiara modificazione del sentiment degli investitori che hanno abbandonato l’ottimismo che si respirava fino agli inizi di maggio, proprio quando i listini mondiali si trovavano sui massimi non solo del 2006 ma degli ultimi cinque anni.
Da più parti continuano a giungere rassicurazioni sulle prospettive future dei mercati azionari che dovrebbero continuare a regalare ancora soddisfazioni, sebbene qualcuno abbia già messo in guardia che difficilmente vedremo rendimenti simili a quelli registrati dal 2003 ad oggi.
Pur in presenza di prospettive nel complesso positive, la paura che serpeggia tra gli investitori è ancora palpabile e di fatto non vi è ancora alcun segnale preciso che possa indicare come prossima alla fine questa fase di ribasso. Il consiglio pertanto è alla fine sempre lo stesso e si traduce in un invito alla cautela e ad una grande prudenza, in attesa che il toro si risvegli e ritorni a scalpitare:eek: