Discussione: Last vision

Reply To Thread
Pagina 7 di 7 PrimoPrimo ... 5 6 7
Visualizzazione risultati 61 fino 65 di 65
  1. Collapse Details
    Lo scalatore guascone che conquistò l'Italia 
    #61
    Data registrazione
    24-09-2007
    Messaggi
    507
    15 ottobre 2007

    di Dario Ceccarelli


    Per i bambini degli anni Sessanta, che giocavano a biglie sulle spiagge di Cesenatico e di Riccione, figli di operai e casalinghe con la magliette delle colonie dell'Agip e della Fiat, Vito Taccone era un mito. E che mito. Averla, quella biglia di plastica con la foto sbiadita, era già una bella impresa, un segno distintivo.

    Certo, valevano molto anche quelle di Gianni Motta, di Felice Gimondi, di Michele Dancelli e Vittorio Adorni, ma Taccone era Taccone, anzi: Vitotaccone, tutto di un fiato, perché già pronunciarlo, quel nome, dava l'impressione che corresse più degli altri, nonostante fosse magro- magro, aguzzo e spigoloso, come il suo carattere, scontroso ma anche tenero, capace di prendersi a bastonate e poi di perdonare in diretta tv, nelle famose telecronache di Adriano De Zan e Sergio Zavoli che nei ormai mitologici "Processi alla tappa", lo elessero personaggio principale, sfruttando la sua naturale propensione alla sceneggiata.

    «L'uomo è un lupo», diceva Taccone davanti alle telecamere con gli occhi fuori dalle orbite per la stanchezza e la tensione. Abruzzese di Avezzano, vero idolo per la sua gente, Vitotaccone non vinse moltissimo. Però era capace, soprattutto in occasione del Giro d'Italia, di calamitare l'attenzione degli appassionati. Perché non calcolava, andava d'istinto, vinceva e poi si sciupava dalla fatica.

    Il suo anno d'oro fu il 1963, quando alla corsa rosa vinse cinque tappe di cui quattro consecutive. In quei giorni, con Zavoli che lo stuzzicava, il Camoscio d'Abruzzo disse le cose più pazze, prendendosela con tutto e con tutti: con gli avversari, specie quel furbo di Adorni che era il suo esatto contrario (alto, biondo, statuario, elegante come una guardia reale), con gli organizzatori del Giro, visti come una sorta di Spectre che remava contro di lui, con chiunque osasse mettersi sulla sua strada.

    A volte sembrava un saggio: uno di quei filosofi contadini che "sentono" la verità senza averla capita, altre volte un giullare che ingiuria tutti sapendo di farla franca, perché a lui, buffone sapiente, è concessa una licenza particolare da qualche dio o qualche re, nel caso Vincenzo Torrioni, patron del Giro d'Italia.

    Povero, Taccone. Buono e cattivo allo stesso tempo, un giorno purosangue e un giorno ronzino. Pur essendo un formidabile scalatore, pativa però le grandi montagne di seguito, i cosiddetti "tapponi" . Prima di una tappa in Abruzzo, faceva proclami che neanche il duce. Poi, quasi per un destino beffardo, falliva clamorosamente, forse sopraffatto dall'emozione.

    E allora se la prendeva coi "nemici", con quel ceffo di Adorni, il bello che punta alla classifica, che se ne infischia della gloria di un giorno. E giù parole pesantissime, insulti, anche pugni e schiaffi. Ua volta si prese anche a colpi di pompa con un oscuro gregario, colpevole di chissà cosa. Si chiamava Pellicciari, e finì all'ospedale. E Vitotaccone, che poi sapeva ravvedersi, gli mandò un mazzo di fiori per far pace.

    Anche al Tour de France fece un duello sul bordo della strada con uno spagnolo che non voleva riconoscere la sua autorità. Come si permetteva di non conoscere Taccone da Avezzano? E giù pompate, anche a lui, caballero insolente.

    Troppi nemici, tanto onore, ma mai il grande botto. Rimase, come dire, un fenomeno marginale, periferico di un ciclismo, quello degli anni Sessanta, generosissimo di campioni, basti citare Merckx e Gimondi.

    Guascone, ma anche tenero. Quando vedeva le scolaresche che lo applaudivano si metteva a piangere come un bambino. «Io sono nato povero e i ricchi ce l'hanno su con me perché voglio lasciare alle spalle la povertà». In Abruzzo sono rimaste per anni le scritte sulle strade e sui muri. Era un personaggio che la televisione faceva entrare nella case di tutta italia. «Signori e signore, buonasera» diceva De Zan con la sua voce metallica. Era uno spettacolo. I ragazzi smettevano di fare i compiti, in quei lunghi pomeriggi di maggio, quando l'estate bussava alle finestre insieme agli esami e alle ultime interrogazioni.

    Addio Vitotaccone da Avezzano, vecchio lupo buono del ciclismo. E basta dar pugni e pompate, ora solo opere di bene.
    Rispondi citando
     

  2. Collapse Details
     
    #62
    Data registrazione
    24-09-2007
    Messaggi
    507



    L'acqua della celebre fontana di Trevi tinta di rosso da un liquido non identificato, gettato da uno sconosciuto che subito dopo è riuscito ad allontanarsi (Ansa)
    Rispondi citando
     

  3. Collapse Details
    beccato.. 
    #63
    Data registrazione
    24-09-2007
    Messaggi
    507
    Rispondi citando
     

  4. Collapse Details
     
    #64
    Data registrazione
    24-09-2007
    Messaggi
    507
    Rispondi citando
     

  5. Collapse Details
    Onde e vento= windsurfers 
    #65
    Data registrazione
    24-09-2007
    Messaggi
    507
    Rispondi citando
     

Regole di scrittura

  • You may not post new threads
  • You may not post replies
  • You may not post attachments
  • You may not edit your posts
Ricerca personalizzata
Powered by