L'avvocato Mastrocinque, legale della famiglia Pantani, parla della strategia che seguirà perché sia "riabilitato Marco". Troppi gli interrogativi ancora senza risposta, intanto il 21 dicembre ci sarà la sentenza del processo

RIMINI, 31 ottobre 2007- "Marco me l’hanno ucciso", urla mamma Tonina Pantani, che riprende vigore e speranza dal libro-inchiesta Vie et mort de Marco Pantani del giornalista dell’Equipe, Philippe Brunel. "Il libro solleva interrogativi che le indagini non hanno chiarito. Aspettiamo la fine del processo, il 21 dicembre, ma la sua importanza è relativa, poi riparleremo col giornalista e vedremo di utilizzare eventuali nuovi elementi per cominciare una nuova indagine e capire qualcosa di più sulla morte di Marco. Noi vogliamo la verità, anche se non è ancora sicuro che faremo una nuova azione legale, per omicidio preterintenzionale o volontario", rilancia Danilo Mastrocinque, il terzo legale che difende gli interessi della famiglia Pantani dal 14 febbraio 2004, quando il campione di ciclismo fu trovato morto nella camera dell’hotel Le Rose di Cesenatico. Per overdose di cocaina, secondo l’inchiesta ufficiale della Procura di Rimini.

TESI DEBOLI - "L’indagine è stata superficiale e frettolosa", accusa il libro francese. "Il pubblico ministero, Paolo Gengarelli, dice che sono tesi tendenziose e false, ma le sue argomentazioni non sono pregnanti e se le indagini fossero state fatte a puntino o comunque con la giusta attenzione sarebbe venuto personalmente al processo a discuterle, invece s’è fatto sempre sostituire da un collega", incalza il portavoce-Pantani. "Addirittura, in quella famosa stanza non sono state prese le impronte digitali perché, sia pure in buona fede, tutti si aspettavano Marco in overdose, partendo dal preconcetto che doveva finire così. Ma come si fa a chiudere le indagini in 55 giorni, quando mediamente le Procure si prendono i 2 anni concessi per legge? La stanza era "un campo di battaglia", come dagli atti processuli, ma Marco non ha un graffio o un’unghia rotta; aveva una ferita alla testa, ma non gli è stato fatto il tampone; nessuno ha controllato i video delle telecamere di sorveglianza del residence; c’era del cibo cinese take-away che Marco odiava; non si è ipotizzato il reato di omissione di soccorso per gli addetti dell’hotel - la giovane stagionale alla reception e il titolare, che era stato comunque avvisato - i quali non sono intervenuti, malgrado Marco avesse protestato, in mattinata, perché qualcuno lo disturbava. E ancora: è entrato qualcuno nella stanza da allora a quando è stato ritrovato il cadavere, cioé in serata? Vogliamo riaprire le indagini per sapere tutto questo".

LA MOLLICA - "Riabilitare Marco", e quindi non accusare il medico legale, Giuseppe Fortuni, che ha rivisto le sue tesi dopo essersi allarmato per la mollica di pane, mista a cocaina, trovata vicino alla bocca di Marco (ingestione forzata?) e s’è portato a casa un campione del cuore del campione ("Perché impaurito da misteriosi inseguitori": giornalisti?). Riabilitare Pantani. "Lo stimatissimo dottor Fortuni ha analizzato il midollo osseo di Marco che non era così devastato come se l’aspettava, non era insomma quello di un atleta che facesse massiccio uso di doping o droghe", chiosa la voce legale dei Pantani.