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    Roma e l'inchiesta "Mafia Capitale" 
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    Iniziò così, il 2 dicembre 2014, con gli arresti per "Fascio-Mafia" a Roma, e l'ex sindaco Alemanno indagato. Ma non ci voleva molto per capire che il fenomeno era un po' più complesso.
    Oggi sappiamo che infatti lo era.
    Vedremo l'evoluzione, e come finirà.

    http://tg.la7.it/cronaca/roma-scoper...-12-2014-89531
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    2 dicembre 2014

    Mafia Capitale: mazzette e saluti romani, la cupola degli amici di Gianni Alemanno
    Giustizia & Impunità

    Panzironi, Mancini e Pucci sono figure di spicco del cerchio magico dell'ex sindaco. Ma il sistema criminale tratteggiato dagli inquirenti include Eugenio Patanè, consigliere regionale del Pd, Mirko Coratti, attuale presidente dell'assemblea capitolina, ma anche Luca Odevaine, ex vice capo segreteria del sindaco Veltroni
    di Marco Pasciuti | 2 dicembre 2014
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    Più informazioni su: Gianni Alemanno, Mafia Capitale, Roma

    L’hanno chiamata Mafia Capitale. Gli inquirenti parlano di una “organizzazione criminale di stampo mafioso operante nel territorio della città di Roma, la quale si avvale della forza di intimidazione del vincolo associativo e della condizione di assoggettamento e di omertà che ne derivano per commettere delitti e per acquisire in modo diretto o indiretto la gestione e il controllo di attività economiche, di appalti e servizi pubblici“. Una “organizzazione criminale” i cui contorni si sovrappongono e si confondono con quelli del cerchio magico che tra il 2008 e il 2013 ha amministrato la Capitale. L’humus è quello della destra e dell’estrema destra capitoline e i nomi sono sempre gli stessi, appartengono al sistema solare che ruota attorno a Gianni Alemanno: una lunga serie di volti e nomi già noti alle cronache, legati all’ex sindaco e che da anni si spartisce il potere a Roma.

    L’eco di Parentopoli risuona ancora nei palazzi romani, così come quello del suo deus ex machina. Nell’ambiente lo chiamano “Tanca”: Franco Panzironi è stato amministratore delegato dell’Ama, l’Azienda municipale per l’ambiente di Roma, dal 5 agosto 2008 a 4 agosto 2011 ed è stato rinviato a giudizio il 7 dicembre 2012 con altre 7 persone per oltre 841 assunzioni irregolari avvenuto presso l’azienda per lo smaltimento dei rifiuti del comune di Roma tra il 2008 e il 2009. Nell’operazione “Mondo di mezzo” figura tra gli arrestati cui gli inquirenti contestano il 416 bis. Secondo i pm, il suo ruolo sarebbe stato quello fare da ponte con l’Ama e con tutti gli appalti assegnati dall’azienda romana dei rifiuti.

    Lo stesso reati contestato a Riccardo Mancini. Appartenente alla cerchia più stretta della cerchia di Alemanno, da sempre legato all’estrema destra romana e in particolare a quella dell’Eur, da amminstratore delegato di Eur Spa è stato rinviato a giudizio il 24 ottobre per una presunta mazzetta da 600mila euro versata da Breda Menarinibus (Gruppo Finmeccanica) per aggiudicarsi la fornitura di 45 filobus bus al Comune di Roma. Arrestato il 25 marzo 2013, Mancini nel maggio successivo ”ha provveduto a restituire alla persona offesa, Breda Menarini Bus, la somma di 80 mila euro – della quale aveva ammesso la indebita percezione”, scriveva il gip Stefano Aprile il 10 maggio 2013 nell’ordinanza che concedeva all’ex ad dell’Ente Eur gli arresti domiciliari, e il 3 luglio tornava libero dopo 90 giorni trascorsi tra il carcere e i domiciliari nella sua villa di Sabaudia.

    Appendice fisica di Mancini è Carlo Pucci, ex ristoratore, assistente personale dell’onorevole Vincenzo Piso (oggi Ncd) tra il 1997 e il 2010, che con l’arrivo dell’amico a Eur Spa diventa prima “Direttore commerciale e valorizzazioni immobiliari” dell’ente e dal 24 ottobre 2014 – si legge sul suo curriculum pubblicato sul sito dell’ente- viene promosso a “Direttore progetti speciali e servizi interni”. Secondo gli inquirenti, in compagnia di Panzironi Pucci fornisce “uno stabile contributo per l’aggiudicazione di appalti pubblici e per lo sblocco di pagamenti in favore delle imprese riconducibili all’associazione”.

    Un cerchio che si allarga anche alle fila di quelli che sui banchi del consiglio comunale e del consiglio regionale sono gli avversari politici, ma che al di fuori del palazzo diventano amici. Perché tra le oltre 100 persone iscritte nel registro degli indagati dagli inquirenti romani figurano anche due consiglieri della Pisana: Luca Gramazio capogruppo in Regione per Forza Italia, ed Eugenio Patanè, consigliere regionale Pd ed ex presidente romano dei democratici: i loro uffici sono stati oggetto di perquisizione questa mattina. Ma i militari del Ros sono entrati questa mattina in Campidoglio per perquisire l’ufficio di Mirko Coratti (Pd), attuale presidente dell’Assemblea capitolina. Rapporti trasversali che vanno oltre l’appartenenza politica: tra gli arrestati c’è anche Luca Odevaine, oggi già capo della polizia provinciale e vice capo della segreteria del sindaco Walter Veltroni. Ma il perno del sistema, secondo i pm, sarebbe Salvatore Buzzi, numero uno della cooperativa “29 giugno”, appartenente all’universo Legacoop.
    di Marco Pasciuti | 2 dicembre 2014
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2014...manno/1245548/
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    la sconfitta dei perbenisti – 05-06-2015,13.43.50
    la sconfitta del perbenismo, altrimenti conosciuto come "buonismo".

    Se un ex carcerato guida una cooperativa e alleandosi con un nero, si arricchisce con l'emergenza abitativa e l'immigrazione.

    http://www.repubblica.it/cronaca/201...95/?ref=HREA-1
    Il link di La Repubblica per ignoti motivi non è più accessibile.. L'articolo parlava degli affari illegali dell'ex carcerato per omicidio volontario Buzzi e della sua cooperativa, con emergenza abitativa e immigrati.
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    9 giugno 2015

    Le COOP di Buzzi pagavano gli stipendi del Pd romano

    Dalle intercettazioni emerge un versamento da "6-7000 euro". Tutto regolarmente fatturato. Il ras delle cooperative

    Gli stipendi del Pd di Roma pagati coi soldi di Mafia Capitale. Salvatore Buzzi, ras della cooperativa 29 giugno e al centro dell’inchiesta che ha travolto la politica romana, distribuiva regolarmente fondi ai funzionari capitolini del partito. Il suo contatto è il tesoriere locale Carlo Cotticelli. Nei dialoghi intercettati dai carabinieri del Ros – che risalgono al 9 settembre 2014 – si fa riferimento alla richiesta del versamento di “6-7000 euro” e “alla consuetudine sistematica ‘il primo di ogni mese’ di pagare stipendi a pubblici ufficiali“. Nel giorno della seconda ondata di arresti di Mafia Capitale il 4 giugno il commissario del Pd romano e presidente democratici Matteo Orfini si scagliava contro “chi ha sbagliato”. Invece deve fare i conti con un sistema che si rivela sempre più simile a Mani Pulite e che non coinvolge solo qualche “mela marcia”, ma anche i vertici, almeno locali, dei dem.

    Ecco il dettaglio delle intercettazioni. Carlo Guarany, vice di Buzzi, parlando col suo capo, spiega che Cotticelli chiede i soldi perché il partito è in difficoltà: “Non erano riusciti a pagare gli stipendi di agosto e non sapevano cosa fare. E così chiedeva a Buzzi se per caso potesse aiutarli dando loro 6-7000 euro per pagare gli stipendi di agosto e una parte di settembre”. Quindi Buzzi stacca l’assegno intestato al “Partito democratico di Roma”. In cambio riceve una regolare ricevuta proprio a nome del partito della Capitale: “Serve per metterla in contabilità”.

    Si tratta di versamenti di cui il ras delle cooperative andava fiero parlando ai suoi collaboratori: “Un assegno di settemila euro, abbiamo fatto buona figura con poco”. E parlando con un suo collaboratore racconta: “No, noi pensavamo che ce chiedesse un sacco di soldi…c’ha chiesto 7mila euro…non c’è sembrato vero!…Subito…7mila euro subito!…abbiamo fatto un figurone”. Buzzi era certo di potere “contare” sui consiglieri, anche quelli del Partito democratico. Perché, come aveva detto all’ex Nar Massimo Carminati considerato dagli investigatori a capo dell’organizzazione Mafia Capitale, “li paghiamo tutti”.

    E non c’è solo Cotticelli: perché dalle carte emerge anche il rapporto tra Buzzi e il capogruppo del Pd in Regione Lazio, Marco Vincenzi: sarebbe suo l’emendamento che è andato ad aumentare di 600mila euro i finanziamenti destinati alla coop 29 giugno. I due si incontravano a Tivoli, a Villa Adriana, dove si scambiavano “pizzini”. Tra loro anche telefonate e sms.

    E, al di là, dei vertici locali romani, il Partito democratico viene coinvolto da Buzzi anche sulla vicenda che riguarda il Cara di Mineo, il centro di accoglienza per i richiedenti asilo di Catania – il più grande d’Europa -, che ai contribuenti costa 139mila euro al giorno. E che ha coinvolto anche il sottosegretario all’Agricoltura in quota Ncd Giuseppe Castiglione, indagato dalla Procura di Catania per una presunta turbativa d’asta.”Su Mineo casca il governo – dice Buzzi parlando ai magistrati il 31 marzo 2015 – io potrei, cioè, se possiamo spegnere il registratore glielo dico, se può spegnere un secondo”, chiede Buzzi ai pm. Esita nel racconto, ma conferma che a raccontare quello che è successo in merito agli appalti è Luca Odevaine, ex vice capo di gabinetto con Walter Veltroni sindaco.
    di F. Q. | 9 giugno 2015

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2015...-roma/1759890/
    Ultima modifica di asvin : 09-06-2015 alle ore 17.52.55
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    Gli affari tra Odevaine, ex braccio destro di Veltroni, e Riccardo Totti 
    #2
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    segue da quì
    http://www.maidireborsa.it/showthrea...Comune-di-Roma


    Luca Odevaine è socio del fratello del capitano della Roma, Riccardo Totti. La società nella quale Odevaine è socio al 90 per cento e Riccardo Totti detiene solo il 10 per cento si chiama Reluca Srl e ha acquistato dal dicembre del 2010 al luglio del 2011 tre negozi in zona Ostiense-Garbatella e uno a due passi dal Colosseo per un valore complessivo che dovrebbe aggirarsi sul milione di euro. La proprietà è ben schermata dalla fiduciaria del Monte Paschi Fiduciaria che ne detiene il 100 per cento.

    L’amministratore unico è stato Stefano Bravo, 54 anni, noto come il commercialista di Luca Odevaine, arrestato il 4 giugno scorso nella seconda operazione Mafia Capitale. Bravo è l’amministratore dalla fondazione nel 2010 fino al 30 marzo del 2015 quando, dopo l’uscita della notizia che è indagato, prende il suo posto Ginestra Odevaine, 31 anni, figlia di Luca. Il Ros dei carabinieri nell’informativa ai pm Giuseppe Cascini, Paolo Ielo, Michele Prestipino e Luca Tescaroli del 16 febbraio del 2015 riporta il dato senza commenti. “La riconducibilità a Luca Odevaine emergeva in relazione alle comunicazioni fatte dall’istituto bancario” come la riconducibilità del 10 per cento a Riccardo Totti “con mandato fiduciario sottoscritto il 3 dicembre del 2010”.

    Attenzione alle date. Quando il maggiore Diego Mazzoli firma la sua informativa sulle proprietà di Odevaine non può conoscere un dato che sarà di pubblico dominio solo a marzo con l’uscita del libro I re di Roma, scritto da Lirio Abbate e dall’autore del presente articolo e pubblicato da Chiarelettere dal quale si scopre che Odevaine era stato il presidente della commissione del Comune di Roma che aveva selezionato proprio un palazzo di una società di proprietà di Francesco Totti per alloggiare le famiglie bisognose. La Immobiliare Ten di proprietà del numero dieci della Roma per l’83 per cento e della madre e del fratello Riccardo per il restante 17 per cento, aveva fatto un grande affare grazie anche alla commissione presieduta da Odevaine quando c’era ancora Veltroni in Campidoglio.

    Ancora una volta le date sono importanti: la Immobiliare Ten di Francesco Totti (amministrata dal settembre del 2009 dal fratello Riccardo) compra un palazzo a uso ufficio nella periferia romana a Tor Tre Teste nel novembre del 2007. Pochi mesi dopo, grazie anche alla commissione presieduta da Odevaine, arriva la stipula di un contratto che, tra affitto e servizi come la manutenzione e il portierato costa al Comune di Roma 850 mila euro, poi lievitati fino a 908 mila euro. Per 35 appartamenti in periferia il Comune paga alla Immobiliare Ten dei Totti più di 2 mila e 100 euro al mese per appartamenti di 75 metri quadrati. Dopo l’uscita del libro I re di Roma dove si svelava l’amicizia antica tra la famiglia Totti e Odevaine nessuno ha mostrato grande interesse per questa storia. Ora si scopre che Riccardo Totti non era solo amico come Francesco ma anche socio di Odevaine.

    Occhio alle date: nel 2008 Francesco Totti fa l’affarone di Tor Tre Teste mediante la società amministrata da Riccardo. Grazie anche alla commissione presieduta da Odevaine i Totti incassano circa 5 milioni di euro in sei anni. Il contratto, scaduto nel dicembre del 2014, è stato prorogato fino a fine giugno ma probabilmente andrà ancora avanti anche perché il sindaco Ignazio Marino ha detto che “Totti è Totti e a Roma non si tocca”. Nemmeno il calciatore non fosse il Re di Roma, come tutti già dicono scherzosamente, ma proprio il Papa, con tanto di immunità. Ora che Il Fatto ha scoperto che Riccardo Totti e Odevaine hanno fatto affari immobiliari insieme dietro lo schermo di una fiduciaria diverrà davvero difficile per tutti girarsi dall’altra parte. La Reluca ha dichiarato redditi ridicoli pari a 8 mila euro nel biennio 2012-2013 mentre nel 2011 aveva addirittura sofferto una perdita di 4 mila euro e l’amministratore Stefano Bravo è stato pagato in tre anni 11.700 euro.

    Nel luglio del 2011 la Reluca Srl compra da un’anziana signora un negozio di 40 metri quadrati che ospita un parrucchiere in via Ostilia, a due passi dal Colosseo. Contemporaneamente la società accende un mutuo con Mps garantito da un’ipoteca del valore di 400 mila euro, 200 mila per il capitale e 200 mila per gli interessi.

    Più interessante l’acquisto realizzato nel dicembre del 2010 dalla Reluca: la società acquista tre negozi per 68, 26 e 53 metri quadrati ciascuno in via Tamburini, in zona Ostiense-Garbatella. A vendere è la società Indiano Srl, amministrata da Rodolfo della Casa e prima da Giampiero Azzaro, partecipata al 90 per cento da tal Luca Cieri e al 10 per cento dalla Point break una società di Daniele Pulcini, il costruttore già indagato per i suoi rapporti con il deputato del Pd Marco Di Stefano con società nelle quali appaiono anche Della Casa e Azzaro. Proprio lo stesso Pulcini finito agli arresti domiciliari nell’operazione del 4 giugno, insieme a Stefano Bravo. Quante coincidenze.

    Da Il Fatto Quotidiano del 9 giugno 2015

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2015...totti/1772799/
    Ultima modifica di asvin : 19-06-2015 alle ore 12.37.25
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    la manica larga di Alemanno può costare 350 milioni 
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    MAFIA CAPITALE
    Roma rischia un buco da 350 milioni
    Il sindaco convoca i sindacati
    Per il ministero dell’Economia è illegittimo il salario accessorio versato nell’era Alemanno ai dipendenti. Frenata sui fondi per il Giubileo, si decide prossima settimana

    Dopo le parole, i fatti. Non fossero bastate le frasi di Matteo Renzi («Marino si guardi allo specchio, oltre che onesti bisogna essere capaci»), dal governo piovono sul Campidoglio due tegole. La prima dal Mef, ministero Economia e finanze, la seconda dal Consiglio dei ministri. Secondo la Ragioneria generale, infatti, il salario accessorio pagato dal Comune di Roma ai suoi dipendenti (circa 24 mila) era illegittimo e le controdeduzioni fornite dagli uffici di Palazzo Senatorio «non sono idonee a giustificare l’esistenza del fondo» per quella voce della retribuzione.

    Morale della favola, visto che tutto il carteggio tra Mef e Comune viene sempre girato alla Corte dei conti, i magistrati contabili potrebbero chiedere al Campidoglio di «rientrare» di quella cifra erogata tra il 2008 e 2013 (giunta Alemanno), che si aggira intorno ai 350 milioni di euro, senza però poter entrare nelle tasche dei dipendenti, salvaguardati da una recente sentenza. Per le casse del Comune, già «stressate» dal piano di rientro imposto da Palazzo Chigi dopo il decreto salva Roma e dalla pulizia contabile operata sui crediti inesigibili (altra partita da circa 850 milioni), sarebbe l’ennesimo «buco» da coprire. Una missione impossibile per Silvia Scozzese, assessora al Bilancio, cooptata dall’Anci nella primavera del 2014 proprio per garantire il Piano di rientro. La «signora dei conti», ora, è nel mirino dei suoi colleghi di giunta, in particolare - si dice - della «fedelissima» del sindaco Alessandra Cattoi. È, anche questo, un termometro dei rapporti col governo.

    Perché la vicenda del Mef viene da lontano (Marino, appena insediato, chiamò gli ispettori che fecero il loro rapporto, il Comune ha controdedotto e il ministero prima ha chiesto nuovi chiarimenti senza ottenere risposta, poi è andato avanti) ma il fatto che emerga adesso, dopo le frasi di Renzi, magari non è casuale.
    In Campidoglio l’hanno presa male: «La linea del ministero è troppo intransigente», dice il vicesindaco Luigi Nieri. Nello staff di Marino aggiungono: «Siamo gli unici ad aver riformato il salario accessorio e dovremmo essere gli unici a pagare? Se la Corte dei conti ci chiede i soldi, ci opporremo». E ancora: «Uno degli ispettori del Mef è lo stesso che, da commissario di Venezia, non è riuscito a toglierlo».
    Marino capisce che intorno a sé l’aria è cambiata. E, al di là delle parole di sfida a Renzi («Resto fino al 2023, non ho cambiato idea: un chirurgo va giudicato quando il malato esce dalla sala operatoria, va a casa e riabbraccia la famiglia») comincia a preoccuparsi. Il sindaco, ieri, è uscito dal bunker a Palazzo Senatorio per incontrare (al riparo da sguardi indiscreti) il commissario del Pd romano Matteo Orfini, l’unica sponda che gli è rimasta. Ma la seconda tegola gli arriva dal Consiglio dei ministri, che non si terrà più oggi ma all’inizio della settimana prossima. Lì dovrebbe essere definito il ruolo del prefetto Franco Gabrielli, al quale Palazzo Chigi (al di là delle sfumature lessicali tra «coordinatore» o «commissario») dovrebbe affidare gran parte dei poteri sul Giubileo. Ma è probabile che dei soldi promessi (500 milioni) ancora non ci sia traccia.

    Perché, filtra da ambienti governativi, dopo Mafia Capitale 2 ci si vuole vedere chiaro prima di stanziare fondi. Nei confronti di Marino, prende le distanze persino l’amico Graziano Delrio, ministro dei Trasporti: «Non gli sto dicendo di stare tranquillo, valuti da solo il da farsi. Ascolti i romani e verifichi cosa pensano». E Rosy Bindi torna all’attacco: «Fossi in lui mi interrogherei sulle dimissioni».

    In Campidoglio venerdì mattina Ignazio Marino ha convocato i suoi assessori per fare il punto sulla situazione e studiare una via d’uscita. Nel pomeriggio di venerdì è previsto un incontro con i sindacati: «Il sindaco ha raccolto il nostro invito - ha riferito Natale Di Cola, segretario generale Cgil Fp di Roma e Lazio - Ci ha convocato alle 17 nella sala degli Arazzi».
    19 giugno 2015 | 07:02
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    http://roma.corriere.it/notizie/cron...a57fe795.shtml
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    il businness dei migranti 
    #4
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    il businness dei migranti tramite Odevaine. L'omino ex di Veltroni e le gare pilotate con le cooperative, e con annessi favori all' Ncd (l'Ncd non manca mai quando "se magna")

    L’ammissione arriva a metà interrogatorio, dopo due ore di tira e molla tra pubblici ministeri e indagato. «Allora - ripete il sostituto procuratore di Roma Giuseppe Cascini -, la domanda è sempre la stessa: lei ha fatto un accordo economico con i soggetti che hanno partecipato alla gara per favorire la loro vittoria, sì o no?». «Sì», risponde Luca Odevaine, agli arresti dal dicembre scorso con l’accusa di corruzione nell’inchiesta su Mafia Capitale. Un accordo da 10.000 euro al mese, che dovevano diventare 20.000, pagati dalla cooperativa La Cascina, aggiudicatrice di una parte dell’appalto per il Centro richiedenti asilo di Mineo, in Sicilia

    Il resto
    http://roma.corriere.it/notizie/cron...691a3a45.shtml
    Rispondi citando
     

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    #5
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    Aggiornamento.
    Alemanno verso il rinvio a giudizio per corruzione. Cene elettorali e finanziamenti alla sua fondazione.
    Cade l'accusa di associazione mafiosa (così sembra).

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2015...mento/2087465/
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    #6
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    Arrivano le prime condanne per i politici coinvolti, che seguono altre condanne precedenti di personaggi non politici.
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2016...-mesi/2355151/
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    #7
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    Salve, scusate l'intrusione,

    cercavo la sezione presentazioni del forum ma non la trovo, sapreste indicarmela gentilmente?

    Grazie molte
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    Roma, arresti per funzionari comune e imprenditori coop nella gestione campi rom 
    #8
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    già si percepisce un po' di aria fresca. Questa inchiesta non è collegata a "mafia capitale", ma il canovaccio è sempre lo stesso, e il business dei campi nomadi rimane sempre uno dei più floridi per le tangenti e l'illegalità.


    Mazzette, gioielli, assunzioni. E lavori mai fatti
    A Roma 6 arresti per la gestione dei campi rom

    Corruzione, falso e turbativa d’asta i reati contestati a quattro imprenditori e a due dipendenti
    del Comune. Indagata una funzionaria già condannata per Mafia capitale. Raggi: “Grazie alla Procura”


    I reati contestati sono corruzione, falso in atto pubblico e turbativa d’asta. I fatti risalgono al periodo compreso tra la fine del 2013 e il marzo del 2014. In manette quattro imprenditori delle coop, ai domiciliari un funzionario comunale e un vigile urbano
    di F. Q. | 21 giugno 2016
    il resto:
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2016...omadi/2847767/

    la versione de La Repubblica
    http://roma.repubblica.it/cronaca/20...7/?ref=HRER3-1
    Rispondi citando
     

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    #9
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    Alemanno, chiesta archiviazione per associazione mafiosa; rimangono le accuse di corruzione e finanziamento illecito in quanto secondo la Procura, avrebbe preso soldi dal sor Buzzi, di cui una parte minore in contanti senza delibera e iscrizione della erogazione a bilancio. In pratica in ... nero

    http://roma.repubblica.it/cronaca/20...bis-147882286/
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    #10
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    Odevaine patteggia 2 anni e 8 mesi per Cara Mineo. Rimane imputato per altri episodi di corruzione.

    nota personale: oggi scomodo il tgcom in quanto la notizia non esiste nelle home page dei principali giornali e nemmeno dell'Ansa.
    Si continua ad andare avanti a patteggiamenti, e non è un buon segnale, rischia di finire a tarallucci e vino.


    Luca Odevaine ha patteggiato una condanna a 2 anni e 8 mesi in uno dei filoni della maxi inchiesta su Mafia Capitale. Si tratta della vicenda che riguarda i vertici della cooperativa "La Cascina" accusati, con Odevaine, di corruzione per l'aggiudicazione di un appalto per la gestione del Cara di Mineo. L'ex capo di gabinetto dell'allora sindaco di Roma, Walter Veltroni, pagherà anche 250mila euro (pari alla corruzione della quale è accusato).
    Il 7 gennaio il tribunale di Roma aveva accettato un'altra richiesta di patteggiamento arrivata da quattro ex dirigenti della cooperativa La Cascina nell'ambito della stessa inchiesta. Francesco Ferrara, Domenico Cammisa, Salvatore Menolascina, Carmelo Parabita stanno scontando dai due anni e otto mesi ai due anni e sei mesi di detenzione per aver corrotto Luca Odevaine.
    Secondo gli inquirenti i quattro avrebbero pagato per ottenere l'appalto per la gestione del Cara di Mineo. Odevaine resta imputato nel maxiprocesso, attualmente in corso nell'aula bunker di Rebibbia, per un episodio di corruzione che vede coinvolto anche Salvatore Buzzi, l'imprenditore delle cooperative romane ritenuto il capo del cosiddetto "mondo di mezzo".

    http://www.tgcom24.mediaset.it/crona...-201602a.shtml

    riporta la notizia, in maniera praticamente identica, anche il Fatto Quotidiano, in cui si aggiunge:
    La mia parte? Era di 10mila euro al mese anche se la richiesta complessiva era di 20 mila euro. Ma non erano solo per me: mi servivano per le cooperative sociali che presiedevo”, aveva detto davanti ai pm. In pratica Odevaine concordava i bandi di gare con le coop che poi li avrebbero vinti, “vendendo la sua funzione”, essendo in grado – sempre per gli inquirenti – di ritagliarsi “aree di influenza crescenti”. Odevaine ha parlato anche della prima gara d’appalto milionaria per gestire Mineo, una gara che Odevaine racconta senza mezzi termini di avere praticamente truccato. “Il bando – ha detto – era scritto in modo da rendere certa la vittoria dell’Associazione temporanea d’imprese”.

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2016...mineo/3165695/
    Rispondi citando
     

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